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giovedì 07 maggio 2009

Direttore: Baronessa Soares   Condirettore: Michele Lorenzo Biafora

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"Marco Columbro;Riflessioni su un grande artista."

"Entusiasmòs",per i Greci era lo stato di esaltazione indotto da un Dio.

Analogamente, per tutti noi, l'entusiasmo è una vampata di energia vitale che ci infonde la capacità di ridisegnare l'esistenza.

Spesso,molto spesso, sono i grandi artisti a proiettarci in questa idilliaca dimensione,siano essi, letterati,attori,pittori,ecc.

Marco Columbro nasce a Viareggio il 28 giugno 1950.E'attore e showman italiano di primissimo piano,con una prorompente capacità  comunicativa ed esplicativa,nella trasmissione e promulgazione dei proponimenti legati alle sue variegate performance.

Dunque,capace di suscitare spontaneamente, entusiasmo e passione,in coloro i quali si imbattono in uno dei tanti spettacoli,cui Marco è indiscusso protagonista.

Columbro dall'alto della sua vasta esperienza, ci insegna che il talento può consentire di cimentarsi e perlustrare le più variegate sezioni che lo spettacolo acclude nei propri meandri.Ecco così spiegata,una luminosa carriera,che spazia dalla conduzione,al cinema,alla fiction,nonchè le grandi Commedie Teatrali,ultima,ma solo in ordine sequenziale,"Romantic Comedy",per la quale,ci giungono moniti e riscontri,d'un successo pieno,di pubblico e di critica,conseguito nel Tour itinerante,un po dovunque,in Italia,ancora in corso.

Michele Lorenzo Biafora.


L’arte al servizio della solidarietà

 Per alcuni artisti, quando l’arte e’ al servizio della solidarieta’, la  soddisfazione e’ enorme ed assume un sapore particolare . A Milano e’ avvenuto un grande concerto organizzato dall’Associazione per i Diritti Umani e la Tolleranza ,prima delle vacanze natalizie “United for Africa” al Teatro dal Verme e devo dire che ha riscontrato un successo strepitoso. I protagonisti sono stati degli artisti eccezionali,  tra i quali il grande Alberto Fortis, Antonino (vincitore del reality Amici) ,la cantante Neja,Luca Anceschi e tanti altri.Ospite d’Onore,e Madrina della serata,l’Eroe per i Diritti Umani 2008, illustre pittrice Baronessa Soares.Io ero lì, in qualita’ di conduttrice affiancata da Paky Arcella, e devo dire che sono rimasta colpita da come il pubblico, abbia apprezzato l’impegno ed il cuore messo in campo dai vari artisti. Milano da sempre, si sa, non e’ piazza semplice, ma al cospetto di questo esplosivo cocktail, arte e solidarieta’, si e’ ubriacata in una sola serata di valori e contenuti solidali. Lo scopo quello di costruire scuole in Ghana affinche’ tanti bambini possano istruirsi ed aprire le porte ad un futuro migliore. Obbiettivo centrato cari lettori, da parte degli organizzatori,e,nelle riflessioni a seguire, la constatazione che tali Eventi debbano spronarci, a  far sì che iniziative così nobili, non restino isolate, e che fungano invece da ponte e leit motiv, per un impegno coeso, globale, in cui ognuno sia assolutamente chiamato a dare ciò che può, costantemente.

Lucinha Soares


 FASHION RIO 2009
Collezione autunno - inverno                                                            Rio de Janeiro – Brasile

 La moda non è solo l ‘ Haute Couture parigina o la settimana della moda milanese, vi sono, girovagando per le novità brasiliane, altri brand in ascesa, in altre parti del mondo, più precisamente a Rio de Janeiro dove sono andata per le vacanze.
Andando a fare un giro per il FASHION RIO 2009, davanti al bellissimo panorama della baia di Guanabara, ho trovato interessanti novità… e alcune testimonianze.
La settimana della moda a Rio ha proposto:

-         Marchio JOLIE JOLIE con Sonia Rigo. La stilista Sonia Rigo descrive la moda come “un’ ARTE”. La moda brasiliana e le tendenze cercano sempre il clima che è molto diverso dall’Europa come punto di riferimento e di partenza per una creazione. L ‘autunno-inverno in Brasile ha una temperatura di due continenti: quella da Rio verso il nord del paese in cui il clima in questo periodo (luglio – agosto - settembre) mutasi tra 25 e 33° C, e da Rio verso il sud, il clima si mantiene nei 18° C. Comunque la moda deve sempre adattarsi a questi “due continenti” distinti.
Sonia ha scelto di fare dei vestiti, bluse senza maniche oppure con maniche corte e giacche leggere che possono essere portate sia in autunno che alla parte nord (più calda) del Brasile.
Il soggetto per la prossima collezione è il romanticismo, i quadrati , il campo e la femminilità.  Una tendenza che valorizza il corpo della donna, la scollatura e la lunghezza fino al ginocchio.  I colori scelti sono il grigio, i quadrati e sono coniugati con dei cappotti colorati (verde, rosa, cocomero, lillà, senape). Questo misto di colori traduce molto bene questa brasilianità che è diverso dell’ Europa che mantiene sempre il nero e i colori scuri come colori di base.
La moda brasiliana accetta vari colori. La donna brasiliana è femminile, sensuale, e ha uno stile proprio, particolare, inconfondibile. La donna brasiliana non segue nessuna tendenza. In generale, la moda è diventata molto democratica a Rio, con delle miscelazioni ove  tutto è permesso. “Ognuno sceglie il  proprio stile”,   definisce Sonia Rigo della JOLIE JOLIE.

-         Marchio AFGHAN con Veronica Petropolis (direttore di marketing): “Esistono le tendenze internazionali che vengono da Parigi, Milano e Londra e poi c’è sempre una ricerca di ogni paese  che traduce questa tendenza in una realtà brasiliana per un inverno di 20°C”. è necessario un adattamento delle tendenze e ogni marchio si appropria  di uno stile con il quale si identifica di più. L’ AFGHAN ha scelto lo stile “gotico romantico”; più sensuale, casuale, e mescola le tendenze. Ogni collezione ha il suo stile particolare. I colori sono il verde, verde-oliva, nero e grigio con dei dettagli in rosso.
La moda è abbastanza ampia,vi si trovano pantaloni giusti, vestiti lunghi e corti per una donna più matura, più sensuale e più sobria. Il colore rosa è simbolo di “fetiche” nel gotico dove si lavora sempre la sensualità.

-         Alcuni marchi brasiliani sono:
ALESSIA, MARAMAC (più ecologica); LILICA RIPINICA- Débora Barros (stilista)  collezione molto colorata (il rosa come colore predominante) potendo vestire l’ adolescente, l’ adulto,e soprattutto i bambini; SANTA EPHIGENIA moda tipicamente “carioca” (da Rio), fantasiosa, attuale e per le grandi feste , o classico, colori scuri, vestito sotto il ginocchio e lungo con molto dorato, più contemporaneo, soggettivo; WALTER RODRIGUES che cambia ogni stagione, collezione in nero e bordeaux, tra il classico  e l’inusuale abito da cocktail oppure da brunch con delle scollature con una bellissima creazione inedita come la maglietta “seconda pelle” con effetto di tatuaggio; GIULIA BORGES E HOMEM DE BARRO con tanti colori come il grigio, rosso, arancione e marrone. Calze non velate, volanti, frangie, fiori e forme geometriche; MELK_2_DA; TNG di Tito Besso (direttore) e Regina Guerreiro (stile) casual, giovane elegante con forme geometriche e colori come il grigio chiaro e scuro, il verde scuro; 40°GRAUS; CLAUDIA SIMOES; OSKLEN; MARIA BONITA EXTRA; CAVENDISH...

Conclusivamente, la moda brasiliana per la collezione autunno-inverno è molto variata. Oserei dire che non c’è più “una moda”,  non c’è una tendenza forte, ognuno usa quello che  identifica di più il proprio stile.

Siamo usciti della moda per fissarci nello stile. Uno stile proprio, personale e unico come ogni donna: particolare, bella e UNICA!!!

Lucinha Soares

                                I Pregiudizi  nella società contemporanea 

A cura di Carmelo Calabrò

  Il crescente interesse e il vivace dibattito, unitamente agli studi di antropologia , filosofia e  psicologia che oggigiorno accompagnano  il tema  sull’interpretazione  “del pregiudizio”, hanno  tratteggiato che entro certi limiti, il pregiudizio sociale è stato  sempre presente  nelle comunità organizzate ed è  in un certo senso un fenomeno ineliminabile in quanto  espressione, sia pure distorta e irrazionale, della coscienza della propria autonomia  spirituale, culturale e morale rispetto agli altri esseri.
 Un primo elemento d’interesse, come ci insegnano le ricerche longitudinali sul pregiudizio,  è  che la forma più grave  in cui si esprime  acutamente il pregiudizio sociale è senza dubbio  quella  di condanna e di resistenza  nei confronti  di tutto ciò che esce  fuori dalla logica di un comportamento  considerato tradizionale  e si attua come un fatto "diverso" dalla norma.  Pertanto, ne deriva nel linguaggio comune, e  non è affatto strano, che  due individui o due gruppi sociali possano essere separati reciprocamente  da pregiudizi  sociali di segno opposto, nel senso che, (operando una tale divisione), ognuno ritiene fuori della norma, il comportamento, le idee o semplicemente lo stato sociale dell'altro.
 In questa articolazione di processo  è  opportuno aggiungere  il fatto che i pregiudizi sociali non solo non sono scomparsi con l'evoluzione plenaria dell'umanesimo  ma anzi  si  sono sempre di più radicati profondamente, con processi emotivi, percettivi e cognitivi, al punto che essi non sono soltanto  presenti in strati meno  evoluti della popolazione, ma anche in quelli  che dovrebbero essere espressione di un alto progresso sociale  e intellettuale.
 Conseguentemente a questa veloce panoramica, se si riflette, sembrerà strano che il terzo millennio, che è l'epoca in cui  si  è raggiunta una sempre maggiore integrazione tra le varie classi sociali e tra i vari  popoli, riveli al suo  interno, ancora  più che nei secoli passati,  il cristallizzarsi di  lacerazioni e  di intrecci  di pregiudizi sociali.
 Addentrandoci nel discorso da un’altra angolazione, dobbiamo riscontrare un aspetto,  che potremmo definire sociologicamente non meno importante, e che offre numerosi spunti di riflessione: il pregiudizio nei confronti  di un emarginato sociale come "il malato mentale" verso  cui il pregiudizio sociale, si appunta  come una forma  a volte “di estraneazione” e con una colorazione  da cui la vittima  non si libererà mai, perché  resterà  sempre in realtà per la società il malato di mente.
 E' stato infatti dimostrato che l'ammalato di mente è diventato socialmente un emarginato a partire dalla fine del XVI secolo, quando,  la società  borghese , che aveva  già avviato  il suo processo  di razionalizzazione  ed espansione della produzione, cominciò, per la prima volta in sintesi di questa strategia,  a considerare  socialmente  inutili  tutti coloro  che  non erano capaci di produrre.
 In connessione,  non è azzardato pensare che  un discorso parallelo  si  può   fare anche  per i "vecchi" e non soltanto quelli poveri  e abbandonati  che sono,  per così dire, "più vecchi" degli altri, in quanto  la società dell'anziano diventa drammatica in questa nostra società nella quale  lo strumento di misura resta  sempre quello del processo della efficienza  produttivistica.
 Oggi l'anziano in genere   a fronte dell’invecchiamento è  in famiglia una risorsa o un peso.  Vi è  sempre una doppia risposta, con una visone  che tuttavia lascia scoperti molti problemi con cui confrontarsi . E in effetti di questo sono ben consci studiosi e ricercatori che, negli ultimi anni, hanno focalizzato “al pianeta anziani” le loro attenzioni.
 Molto in breve: cambiare atteggiamenti tanto radicati richiederà certamente del tempo, e ancora una volta, però si richiede una solida modifica dei comportamenti, delle forme  e degli equilibri interni delle nostre comunità e dei nostri pregiudizi.
 Volendo poi occuparci di altro particolare argomento, un altro scenario di  pregiudizio sociale gravissimo, che  persiste  nella sua irrazionalità, (malgrado i progressi  della coscienza morale  e della  cultura) è quello  etnico nei confronti di coloro che appartengono  a un ambiente culturale diverso dal nostro. Diciamo "un ambiente culturale", perchè ormai da tempo sono cadute  tutte quelle giustificazioni che pretendevano  di legittimare  il concetto di razza  in termini  puramente genetici  e biologici.
 Eppure nonostante gli straordinari traguardi  che l'umanità ha conseguito in ogni campo, grava ancora su di essa, la piaga dirompente del  razzismo. Si tratta di un male radicale, paradossalmente di un'eredità del nostro tempo, che caratterizza  questo passaggio  dal secondo  al terzo millennio,  sia nelle forme più disumane  dell'antiebraismo, sia nelle forme più attenuate, ma non meno condannabili dei pregiudizi etnici tra gruppi sociali di  una stessa nazione.
 Recentemente anche la nostra Nazione  è stata investita dall'arrivo di stranieri (tanto ad  aver reso indispensabile  un'apposita  legislazione) e il problema della loro presenza e del loro  sociale è tuttavia difficile, perchè hanno costumi diversi, diversa fede religiosa, una diversa concezione della famiglia e  a volte perfino del ruolo della donna.
 I fatti di cronaca negli ultimi anni hanno visto come siano presenti,  anche nella nostra società  atteggiamenti  di pregiudizi etnici.
 Questi esempi, tra i molti che si potrebbero citare illustrano  che dietro all’inevitabile radice del pregiudizio etnico  non si cela  soltanto una distorta  espressione di matrice  culturale, ma anche si annida  un centrato atteggiamento discriminatorio.  Rispondere a queste sfide non sarà  facile. Comunque sia,  credo però che abbiamo il dovere di sperare.
Mi avvio alla conclusione. E alla luce della carrellata descrizione,  sintetica e veloce  del fenomenono, dobbiamo necesseriamente  concludere  che   la complessa mescolanza dei pregiudizi che trovano espressione  in una società, sono indubbiamente molteplici ed articolati, si pensi ai rapporti tra gruppi di adolescenti, ai rapporti tra gruppi linguistici, gruppi etnici, ecc. Non è possibile in questa sede dar conto e  scendere  sui meccanismi particolari dell’analisi del  pregiudizio, a cui corrispondono diverse e articolate metodologie d’indagine.
 E’ comunque , fuor di dubbio che bisogna mantenere salda, comunque la fiducia nelle risorse dell’intelligenza umana, riuscendo a trovare soluzioni  per il  superamento di quelle irrazionali barriere. Un primo passo verso la riduzione dello spazio dominante dei pregiudizi e per la realizzazione  di quei compiti  che permettono ad ognuno  di sentirsi orgoglioso  di appartenere all’umanità.
Carmelo Calabrò


La Felicità e i tre cervelli

La ricerca della felicità è al centro di ogni nostra attività, di ogni nostra preoccupazione. La politica, l’ economia, la medicina, la scuola, la seduzione, la guerra, lo sport, la scienza, la famiglia, la religione, la filosofia tendono ad un unico scopo: la felicità individuale e/collettiva.
Possiamo affermare che la ricerca della felicità è una realtà biologica incontestabile e costituisce al tempo stesso un impulso e un orientamento per il nostro destino.
Esistono alcuni definizioni scientifiche della felicità però grandi profeti e filosofi hanno affermato, ed io condivido questa idea, che la felicità è dentro di noi, sempre disponibile, indipendentemente dalle circostanze; che l’ essere felici o meno dipende esclusivamente da ognuno di noi.
Vedremo, attraverso le ricerche scientifiche una distinzione tra il piacere e la felicità.
Henri Laborit, un eminente ricercatore francese, mancato recentemente, è conosciuto ed apprezzato in tutto il mondo soprattutto come padre dei primi psicotropi (medicinali che agiscono sullo psichismo e sull’ amore) e come autore di alcune opere scientifiche e filosofiche. Il suo contributo scientifico è molto più rilevante e riguarda l’ idea che l’ uomo si fa dell’ umanità. Cosa ha fatto Laborit?
Ha cercato di riprodurre nell’ animale i comportamenti psicopatologici normalmente osservabili nell’ uomo, per poi analizzarli meglio, capirli e trovare dei rimedi prima chimici e poi farmaceutici. È riuscito effettivamente a replicare sperimentalmente, ad analizzare biochimicamente e in parte a bloccare un certo numero di questi processi psicopatologici.
Ecco ora riassunto e schematizzato l’ insieme delle conoscenze necessarie alla comprensione della felicità.
Il cervello è per cosi dire il quartier generale, la sede sociale dell’ organismo. è qui che giungono in sintesi tutte le informazioni utili alla gestione dell’ individuo, è qui che vengono prese le decisione strategiche.
La rappresentazione classica del cervello diviso in due emisferi, destro e sinistro, è oggi considerata impropria a almeno non abbastanza precisa.
Si pensa attualmente che il cervello sia composto da tre strati principali che corrispondono sia ad altrettante tappe di evoluzione, sia a livelle specifici di organizzazione: il cervello rettili ano, il sistema limbico e il neocorticale.

Al cervello rettili
ano compete la gestione delle funzioni fisiologiche, come la respirazione, la circolazione sanguigna, la funzione epatica o la digestione. Esprima allora quattro bisogni fisiologici vitali: bere, mangiare, dormire e fare l’amore. Compito del cervello rettili ano è la tutela dell’ integrità fisica.
Il sistema limbico
gestisce invece i programmi automatici di comportamenti, il “softwarw” dell’ individuo, altrettante indispensabile alla sua sopravvivenza. È il cervello della memoria programmatrice. È grazie a lui che si riesce a parlare o a camminare senza aver bisogno di pensarci, a scendere le scale o a guidare ascoltando musica. Può essere programmato sia dalla genetica (istinti gregari come l’istinto materno o l’istinto di competizione) sia dall’addestramento e dall’apprendimento, che possono essere volontario o involontari, consci o inconsci, e che in determinate situazioni indicono reazioni automatiche.
Il sistema limbico è il centro di costruzione e di conservazione dei condizionamenti (memoria programmatrice) e controlla dunque i comportamenti acquisti e innati, vale a dire quelli acquisiti dalla specie e quelli acquisiti dall’ individuo.

La parte corticale
del nostro cervello, in  particolare la parte prefrontale di questa corteccia, contiene quanto il cervello umano presenta di più evoluto rispetto alle altre specie animali. È in questa zona che si sviluppa la nostra capacità di ragionare, di calcolare, di disegnare, di creare musica o poesia, di cercare la nostra strada. Se il sistema limbico privilegia il gruppo, la corteccia dà importanza all’ individuo, all’” io”, ed è la sede della personalità.
Facendo riferimento allo schema di Freud, la corteccia potrebbe rappresentare l’”io”, il sistema limbico il “super io” e
il cervello rettili ano l’”es”.
Non dobbiamo cadere nella trappola di un giudizio di valore sui tre cervelli. Ognuno ha il suo posto, ognuno è essenziale per il buon funzionamento dell’uomo e quindi per la felicità: il rettiliano è responsabile della sorveglianza e della gestione della fisiologia organica, il limbico della conservazione della specie e dell’individuo, mentre il neocorticale  all’origine del progresso e quindi dell’evoluzione.
Le tre parti sono destinate a funzione insieme, probabilmente in modo collegiale. Ciò che determina la personalità specifica dell’ individuo  la sinfonia, la sinergia fra le tre parti del suo cervello.
Per ottimizzare il funzionamento della sua “meravigliosa macchina”, l’uomo deve superare le proprie reazioni istintive o condizionante e preferire la riflessione al riflesso. Ci non significa rinnegare i nostri istinti animali né la nostra capacità di forgiare degli automatismi; dobbiamo invece amarli e rispettarli per il oro stimabile interesse.
L’uomo deve accettare tanto la propria animalità di fondo quanto la propria umanità, che rappresenta la sua specifica dimensione e il suo destino.
Propongo dunque di chiamare “felicità” quando i tre cervelli sono in armonia, quando ciascuno fa il proprio lavoro e la coscienza è desta.
Lucinha Soares

         IL   B U L L I S M O

   Carmelo Calabrò

 Seri episodi di forme di bullismo,  portano ancora una volta  in primo piano  le problematiche legate  al mondo della scuola  e della adolescenza.  Troppi casi di vessazione da parte di adolescenti  nei confronti di coetani inermi o contro chiunque sia più debole o timido, ripetutisi con frequenza, in varie  scuole italiane al nord come al centro e al Sud, che vedono protagonisti minori, autori o vittime di violenze e dell’umiliazione del più debole, censurabili su di un piano morale e spesso, anche di rilevanza penale e finiscono sotto la lente di ingrandimento  della giustizia..

Il quadro  è veramente preoccupante e sconcertante  e non si tratta  più di un  campanello di allarme, ma della crisi di una società che e lo dimostrano le notizie giornalistiche che li hanno fatti venire alla luce. Davvero pesante ripercorrere il repertorio, non certo edificante,   di episodi di bullismo  che si sono verificati in alcune  aule, classi di ogni ordine, grado e latitudine: “un ragazzo tormentato dai compagni di scuola che lo prendevano in giro dicendo che fosse gay, ha scelto tragicamente di togliersi la vita; una ragazza più sfrontata che timida,  mostra  il  tanga ridottissimo sotto jeans  a bassa vita dietro la lavagna e davanti ad una smarrita professossa, un'altra adolescente così lontana e così diversa,  ripresa dai telefonini dai compagni si dedicava consenziente e così disinvolta  ad atti erotici  durante la lezione, ragazzi sguaiati, babybulli che affollano le aule e  tirano una sedia contro la professoressa, insegnanti scherniti con bravate stupide, sconcertanti e trasformati in caricature senza rispetto, c'è chi aggredisce l'insegnante e lo minaccia perché vuole "fumare uno spinello, spogliarelli  particolareggiati in classe durante l’attività didattica,, licei allagati per far sospendere le lezioni, c’è chi forte dell’appoggio materno picchia l’insegnante “colpevole di aver dato un brutto voto”.un gruppo di studenti che prende in giro e picchia un compagno disabile  il  tutto regolarmente filmato con il telefonino e poi scaricato il video di questa “impresa”   con agghiaccianti flussi di  fotogrammi  su internet scatenando solo  allora un caso nazionale ; adolescenti (ragazzi da non rinunciare a farsi chiamare “fighetti”,  scusate il termine, ma è proprio questo il volgare epiteto che si erano autoassegnati) che danno tranquillamente del tu a chi sta in  cattedra che poi per noia  e pesante indifferenza manomettono  i computer sfondano le finestre   e imbrattano i muri della scuola, altri  ragazzi più sfrontati e per nulla preoccupati  staccano dal muro dell’aula della scuola per fare a pezzi il Crocifisso;,

 La lista potrebbe continuare a lungo, perché ogni giorno nasce qualcosa di nuovo. Gli episodi che i media hanno registrato, purtroppo, poco o niente hanno a che fare con la  “semplice bravata”, più spesso si tratta di violenza vera e propria e dimostra  un sempre precoce ingresso nell’aria della devianza penale.

 Il problema inquietante del bullismo  ci tocca profondamente  e riguarda tutti noi, non soltanto la scuola, come responsabili della formazione delle nuove generazioni, e deve fare riflettere tutti. Si tratta di ragazzi, dei nostri ragazzi che stiamo perdendo per strada e  che non possiamo non guardare con precoccupazione.

 A scanso di equivoci, prima di analizzare il fenomeno  del bullismo  vorrei precisare che il mio obiettivo non è quello di dimostrare che “ i ragazzi, studenti e adolescenti” nelle scuole sono violenti e aggressivi esagerati e privi di confini morali in cui tutto diventa possibile. Al contrario mi interessa evidenziare come  “solo alcuni  ragazzi”  siano spesso vittime  di meccanismi malati (come per essere importante e farsi notare è necessario infrangere le regole, calpestare gli altri, superare ogni limiti di comportamento per stupire e dominare ad ogni costo gli altri) in un cattivo mondo che qualcuno mette a loro disposizione.

Un bollettino di guerra che da sud al nord  serpeggia  e si insinua in tante città italiane e  sta toccando punte elevate e lo scenario è veramente sconvolgente e triste e ci riempe di sgomento. E ancora una volta la scuola, alcune aule irrequiete finiscono sotto i riflettori della cronaca e nel polverone dei mass media.  C’è chi punta l’ indice contro “alcuni  professori”, sulla loro  impotenza educativa   e la mancanza   di responsabilità nei confronti dei minori  che gli vengono affidati. E’ vero che la scuola italiana ha grandissimi problemi e c’è bisogno di cambiare molto nella scuola. Non mancano anche casi in cui sono stati a volte alcuni  docenti  a compiere azioni  condannabili o eccesso di correzioni.   Faccio ormai fatica a sopportare i commenti  ancora una volta gettati sulle spalle curve della scuola, (L’Italia impara ad associare il termine bullismo alla scuola)  ma  questo fenomeno non deve assoltamente spingere a  svalutare ingiustamente la qualità della scuola italiana, che è fatta soprattutto di realtà positive e che cerca ancora di contrapporsi (con tutte le buone intenzioni)  intervenire e porre correttivi   a “quella modernità” soprattutto al  deragliamento di valori che viene da un  mondo esterno che è andato ormai da tutt’altra parte. 

 Dicono le statistiche che il 50,2% degli studenti delle elementari  ha subito prevaricazioni. Il bullo “maschio” che spunta nelle nostre scuole e nelle compagnie si nutre della compiacenza silenziosa di chi guarda e per la  stragrande maggioranza è coinvolto in fenomeni di bullismo  di tipo fisico (calci, pugni ) mentre le cosiddette “Bulle” coinvolte in fenomeno di bullismo  tendono a prevaricare in maniera ripetuta   le compagne isolandole e escludendole dal gruppo scolastico. Secondo un rapporto  condotto 6° rapporto Nazionale sulla Condizione dell'Infanzia e dell'adolelscenza  il bullismo è molto diffuso: il 43,2% dei bambini tra i 7 e gli 11 anni dichiara di subire in modo continuativo dei  brutti scherzi; il 39,6% afferma di ricevere provocazioni e prese in giro reiterate, mentre il 33,6% viene offeso; il 20,2% si dichiara minacciato e il 12,6% subisce  furti di cibo o altri oggetti e il 12,1% sostiene di essere vittima di maltrattamenti ripetuti da parte dei coetani e compagni di scuola.  Altre ricerche ci informano che in Italia sette scuole su dieci denunciano comportamenti violenti e di prepotenza tra gli studenti. I maschi sono coinvolti nel bullismo in misura nettamenmte maggiore  ma il fenomeno si fa strada anche in ambienti femminili. Molti alunni vittime di bullismo non ne parlano con nessuno (39%) e tendono a chiudersi  nel proprio guscio e, coloro che ne parlano ad un adulto , scelgono un genitore o un amico pittosto che un insegnante .

 E’ pure vero che le statistiche vanno prese e lette con dovute cautele, ma non si possono chiudere gli occhi, perché il problema è molto più profondo.

 Ma che cosè  il bullismo?

Il termine  nasce  dalla parola inglese Bullying, che è la descrizione del fenomeno  i cui i protagonisti sono il persecutore  (Bullo) e il peseguitato (Vittima). Il termine è entrato nell’uso quotidiano per definire i vari comportamenti di sopraffazione e violenza in ambito scolastico.Dal punto di vista scientifico si può brevemente descrivere come:” 

“..un’oppressione, psicologica o fisica ripetuta e continuata nel tempo  perpetuata da una persona o da un gruppo di persone- più potente nei confronti di un’altra persona percepita come più debole…”.

 Non mi soffermerò sulle tipologie comportamentali di “devianza” del bullismo  ad opera dei ragazzi e di ragazze  nei confronti degli stessi compagni  o dei contesti  adolescenziali  in cui si manifesta, sui quali a riguardo  esiste ormai  una ampia letteratura. Mi limiterò solo  a ricordare che  i risultati degli studi concordono sul fatto che in particolare nel mondo scolastico moderno italiano sembrerebbero manifestarsi  due forme fondamentali di bulllismo: forma di bullismo diretta e forma di bullismo indiretta.

La prima si articola in prepotenze fisiche, pugni calci, percosse, insulti, derisione, minacce, danneggiamenti di oggetti e cose personali, commesse da parte del bullo o prevaricatore   rivolte direttamente alla vittima  che  subisce. Nella seconda  di tipo indiretto, la vittima  è intrappolata in una serie di dicerie sul suo conto, di atteggiamenti di esclusione sociale, l’uso di nomignoli, di maldicenze, di prese in giro   anche quelle pesanti,  ed è  condannata all'isolamento. Entrando nei dettagli quest'ultima forma, ancora più strisciante, più psicologica che fisica,  viene spesso agita di preferenza ed applicata dalle ragazze nei confronti delle compagne, mentre i maschi  decisamente si orientano  sulla prima forma di bullismo  e cioè quella del tipo diretta. Il Bullismo maschile e quello femminile hanno comunque  in comune e entrambi radicato  la capacità di far del male o danneggiare le vittime.

    Per parlare di bullismo non è sufficiente quindi che si verifichi un singolo episodio di angheria tra studenti e adolescenti, ma deve instaurarsi una relazione che, cronicizzandosi, tende a cristallizzarsi nel tempo e che crei  dei ruoli ben definiti: il ruolo di colui  che perpetua le prepotenze (BULLO), prepotenze che   spesso persistenti, tavolta durano settimane, mesi e persino anni e il ruolo di colui che subisce le prepotenze  (VITTIMA). Questa  specificità  nel tempo  può  giungere a coinvolgere anche tutti gli altri allievi della classe, seppure con ruoli differenti  del  bullo, e cioè aiutante del bullo, amico sostenitore del bullo, simpatizzante del bullo, difensore della vittima, amico  della vittima, sostenitore  e supporto della vittima ecc.

 Quanto ai luoghi  prediletti dei persecutori  (aree dove si manifesta il bullismo), questi sono secondo i pareri dgli psicologi e studiosi più frequenti  all’interno della scuola e avvengono soprattutto in aula scolastica (37%),  e a seguire nei  corridoi (23,1% ) e nei cortili (22%) della scuola, gli spogliatoi della palestra  e luoghi aperti  e poco controllati (13,3%)  e anche il tragitto tra casa e scuola  (10,5%).

  Date queste premesse,una nuova moda o meglio  una nuova forma di prevaricazione sta esplodendo. E’ il fenomeno denominato o cosiddetto  cyber-bullyng, cioè mandare sms intimidatori (anche in modo anonimato da parete del molestatore) attraverso celluare o ad esempio inviare e-mail  offensive  o creare delle pagie Web contro le proprie vittime per intimidirli o ricattare le vittime. Oppure documentare  le proprie bravate e le imprese nefaste  (atti di teppismo,violenze di gruppo, filmare spogliarelli o vivacità sessuale tra adolescenti a scuola, o davanti agli amici ) con  video telefonini  di ultima generazione per poi  fare finire i filmati di queste imprese  di veri e prori film pornografici amatorili o immagini hard in rete o in banchi dati per essere così visionati da altri utenti. Questa forma di bullismo è ancora più dannosa per chi nè e vittima. E può causargli anche uno uno stress. Si precisa che lo stress  viene causato non solo da ciò che accade, ma anche dalla paura  di ciò che potrebbe accadere. Il “bullo” che spunta nelle nostre scuole o  nelle compagnie di ragazzi con la sua mania di protagonismo, ( cerca di affermarsi davanti agli amici di essere un duro e di non aver paura di niente) si nutre spesso della compiacenza  sconcertante e silenziosa di chi di contorno ( alunni o compagni di banco della vittima) guarda e non pronuncia una sola sillaba di disappunto e si gira dall’altra parte. E ovviamente essere visti mentre ci si comporta da bulli sembra più interessante dell’esserlo mentre si ripete la lezione di latino, di geografia o di  storia.

 Tuttavia la violenza del bullismo . che sia verbale o  psicologica o fisica, ha quasi sempre effetti negativi e in diversi casi provoca danni difficilmente reversibili .I dati in questo campo e  le ricerche effettuate  in questo campo dimostrano che gli studenti che subiscono violenze hanno spesso difficoltà a concentrarsi  (dunque influisce negativamente sul rendimento scolastico) per effetto dell’ansia e dei traumi provati;  I segni primi manifestati dalla vittima  sono uno stato di  ansia, insicurezza, alcuni ragazzi hanno problemi di sonno (e in casi estremi bagnano il letto) e altri mostrano sintomi legati allo stress; alcuni trovano scuse per non andare a scuola o desiderano essere accompagnati, sono molto tesi e piagnucolosi, irritazione nei confronti dei coetanei  della stessa classe,  si chiudono in  se stessi in solitudine e hanno pochi amici.

Il Bullismo ha conseguenze negative anche per il bullo, il quale se non  smette “in tempo” probabilmente,secondo alcune statistiche hanno una buona possibilità di incorrere in processi penali  pesanti a causa dei gravi reati commessi. E quando sarà adulto e continuerà a fare il prevaricatore  sia sul posto di  lavoro con gli amici  e anche nella  sua futura  famiglia sarà probabilmente  il criminale del domani.

La scuola non può essere l’unica a dare risposte per risolvere il fenomeno del bullismo, anche se è vero che la storia d’Italia è cominciata con la scuola, come raccontava nel libro Cuore nel sogno di costruire una Nazione nuova  e con  la voglia di farlo insieme.

  In questa battaglia, sostengono gli esperti, è necessaria ovviamente la massima collaborazione di tutte le agenzie educative (insegnanti, famiglie educatori, psicologi) che permetta con interventi strutturati e indicazioni chiare per neutralizzare efficacemente il fenomeno   e respingere  eventuali atti di violenza. Nessuno ha la bacchetta magica, ma l’unione fa la forza. Occorre, io credo fare uno sforzo di più. E’ questo il tempo, più degli altri, degli investimenti, dei sogni  e della speranza.

BIBLOGRAFIA DI  RIFERIMENTO

Ada FONZI "Il Bullismo in Italia"  IL Fenomeno delle prepotenze a scuola dal Piemonte alla Sicilia".Giunti Gruoppo Editotriale Firenze ,1997.

(Sharp S. e Smith P.K, 1994, School Bullying: Insights and perspectives,Routledge, London) Olweus D. (1993), Bullying at school. What we know and what  we can do, Blackwell  Publisher, Oxford. U.K (traduzione. it. "il bullismo a scuola. Ragazzi, oppressi, ragazzi che opprimono”, Giunti, Firenze , 1996.

“Il Bullismo nella scuola – Autori Vari -”Consiglio per la Cooperazione Culturale-Sapere 2000 Ed. Multimediali srl Consiglio D’Europa.

CENSIS “Rapporto sulla situazione sociale del Paese-2007. Con il patrocinio della CNEL Francoangeli Roma.

 

"GIL LOPES, L' UOMO VOLANTE, TRICAMPEON DO MUNDO DI AEROBICA."

 Ho conosciuto Gil Lopes, nell'ambito dell'importante Premio Internazionale, "Il Dono dell'Umanita' ", svoltosi in Gennaio nella splendida e fastosa cornice dell'Hotel Principe di Savoia, in Milano. Premio che da anni, insignisce Personaggi della cultura, dello Sport e dello Spettacolo, che si sono distinti in azioni filantropiche d'alto profilo. Ambedue, siamo stati chiamati assieme ad altri Personaggi di spessore, a ritirare codesto Riconoscimento.

Di Gil, mi ha colpito la grande umiltà, e semplicità, ed uno spiccato ed innato senso dell'umorismo, e della voglia di non prendersi mai troppo sul serio.

Al termine della serata, ci siamo ritrovati a confabulare del più e del meno, fomentando così la nostra conoscenza; ebbene, di Gil, mi ha colpito una frase, che aveva accennato in fase di premiazione, e mi ha ribadito : "vedi Michele, è molto più facile sostenere durissimi allenamenti, e conseguire primari successi nel mondo dello sport, che adoperarsi seriamente nel sociale, a favore di coloro i quali versano in pieno stato d'indigenza."

Dunque, una persona sincera, che spiega quanto sia difficile vincere l'egoismo, e l'assuefazione che ognuno di noi sviluppa purtroppo verso cotal quotidiane umane tragedie.

Il Gil Lopes campione, non ha bisogno d'alcuna presentazione, ricordiamo fra tutti;

CAMPIONE DEL MONDO,SUZUKY WORLD CUP    TOKIO 1995

CAMPIONE DEL MONDO SPORT SHOW   GENOVA 1995

CAMPIONE DEL MONDO F.I.G.  PARIGI  1995

Michele Lorenzo Biafora

 

Gil, maestro, amico.

Anna Abate

 

Incontrare, conoscere Gil Lopes è stato ed è tuttora un’avventura entusiasmante. Lui, l’entusiasmo, lo trasmette in tutto ciò che lo circonda, nella vita stessa. Sentii il suo nome per la prima volta da un gruppo di amici della palestra, già allievi conquistati, che mi chiedevano perplessi il perché non frequentassi ancora le lezioni di fitness del tre volte campione del mondo di aerobica. Gilberto Lopes, un nome brasiliano evoca sempre in noi italiani magia, suoni, colori, allegria. E sebbene Gil non abbia niente del brasiliano tipico, le sue origini europee sono ben impresse nel suo aspetto, egli è tutto questo, e non solo. Fare lezione con lui è rimanere catturati in una sorta di incantesimo. È come se un tanguero ti conducesse nel ritmo vorticoso del ballo sensuale per eccellenza, è come trovarsi tra le movenze incalzanti di un carnevale carioca. Sei preso e non puoi fare a meno di seguirlo e senti crescere la voglia, la pazzia, l’incoscienza e l’ allegria… Eppure stai facendo fitness, ti stai allenando!

Risparmiarsi non è un verbo che appartiene al suo glossario personale. A volte può essere stanco, arrabbiato per qualcosa come accade a tutti noi. Eppure si concede sempre al massimo con generosità, si rimette sempre  in gioco. Forse è per questo che esercita un carisma particolare.

Non è solo un istruttore. Benché non sia scevro di difetti ti conquista anche come uomo. Per tacer del fascino che esercita sulle donne, è significativo vederlo a cena insieme a noi allievi. Rinnovando un rito antico, ci racconta storie nel suo italiano incerto. Amori passati, vissuti, finiti; amicizie vere o deludenti; allenamenti estenuanti e gare esaltanti; avventure singolari dei suoi viaggi; vittorie e sconfitte della vita. Questa è la lezione più grande che ho tratto dai suoi racconti: essere umile, saper ricominciare, accettare le sfide, sapersi godere la vita.

È anche un amico. Disponibile, sincero, severo. Dice quel che pensa non  adeguandosi di certo alle regole della diplomazia. Questo a volte crea dissapori o rancori, ma non si può negare la sua autenticità. Come non si può negare il fatto di poter contare sul suo aiuto, sulla sua generosità.

A volte gli si rimprovera il suo egocentrismo, il suo bisogno di stare al centro dell’ attenzione. Ma chi gli vuole bene conosce anche la sua timidezza, la sua vulnerabilità e lo perdona volentieri. Come tutti gli artisti, non lo si può cambiare, non gli si possono spezzare le ali. È così e basta.

 

 

 

 

 

 

 

 

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