| "Marco
Columbro;Riflessioni su un grande artista."
"Entusiasmòs",per
i Greci era lo stato di esaltazione indotto da un Dio.
Analogamente, per tutti noi, l'entusiasmo è una
vampata di energia vitale che ci infonde la capacità di
ridisegnare l'esistenza.
Spesso,molto spesso, sono i grandi artisti a
proiettarci in questa idilliaca dimensione,siano essi,
letterati,attori,pittori,ecc.
Marco Columbro nasce a Viareggio il 28 giugno
1950.E'attore e showman italiano di primissimo piano,con
una prorompente capacità comunicativa ed
esplicativa,nella trasmissione e promulgazione dei
proponimenti legati alle sue variegate performance.
Dunque,capace di suscitare spontaneamente, entusiasmo
e passione,in coloro i quali si imbattono in uno dei
tanti spettacoli,cui Marco è indiscusso protagonista.
Columbro dall'alto della sua vasta esperienza, ci
insegna che il talento può consentire di cimentarsi e
perlustrare le più variegate sezioni che lo spettacolo
acclude nei propri meandri.Ecco così spiegata,una
luminosa carriera,che spazia dalla conduzione,al
cinema,alla fiction,nonchè le grandi Commedie
Teatrali,ultima,ma solo in ordine sequenziale,"Romantic
Comedy",per la quale,ci giungono moniti e riscontri,d'un
successo pieno,di pubblico e di critica,conseguito nel
Tour itinerante,un po dovunque,in Italia,ancora in
corso.
Michele Lorenzo Biafora.
L’arte al
servizio della solidarietà
Per
alcuni artisti, quando l’arte e’ al servizio della
solidarieta’, la soddisfazione e’ enorme ed assume un
sapore particolare . A Milano e’ avvenuto un grande
concerto organizzato dall’Associazione per i Diritti
Umani e la Tolleranza ,prima delle vacanze natalizie
“United for Africa” al Teatro dal Verme e devo dire che
ha riscontrato un successo strepitoso. I protagonisti
sono stati degli artisti eccezionali, tra i quali il
grande Alberto Fortis, Antonino (vincitore del reality
Amici) ,la cantante Neja,Luca Anceschi e tanti
altri.Ospite d’Onore,e Madrina della serata,l’Eroe per i
Diritti Umani 2008, illustre pittrice Baronessa
Soares.Io ero lì, in qualita’ di conduttrice affiancata
da Paky Arcella, e devo dire che sono rimasta colpita da
come il pubblico, abbia apprezzato l’impegno ed il cuore
messo in campo dai vari artisti. Milano da sempre, si
sa, non e’ piazza semplice, ma al cospetto di questo
esplosivo cocktail, arte e solidarieta’, si e’ ubriacata
in una sola serata di valori e contenuti solidali. Lo
scopo quello di costruire scuole in Ghana affinche’
tanti bambini possano istruirsi ed aprire le porte ad un
futuro migliore. Obbiettivo centrato cari lettori, da
parte degli organizzatori,e,nelle riflessioni a seguire,
la constatazione che tali Eventi debbano spronarci, a
far sì che iniziative così nobili, non restino isolate,
e che fungano invece da ponte e leit motiv, per un
impegno coeso, globale, in cui ognuno sia assolutamente
chiamato a dare ciò che può, costantemente.
Lucinha Soares
FASHION RIO
2009
Collezione autunno -
inverno
Rio de Janeiro – Brasile
La moda non
è solo l ‘ Haute Couture parigina o la settimana
della moda milanese, vi sono, girovagando per le novità
brasiliane, altri brand in ascesa, in altre parti del
mondo, più precisamente a Rio de Janeiro dove sono
andata per le vacanze.
Andando a fare un giro per il FASHION RIO 2009, davanti
al bellissimo panorama della baia di Guanabara, ho
trovato interessanti novità… e alcune testimonianze.
La settimana della moda a Rio ha proposto:
-
Marchio JOLIE JOLIE con
Sonia Rigo. La stilista Sonia Rigo descrive la moda come
“un’ ARTE”. La moda brasiliana e le tendenze cercano
sempre il clima che è molto diverso dall’Europa come
punto di riferimento e di partenza per una creazione. L
‘autunno-inverno in Brasile ha una temperatura di due
continenti: quella da Rio verso il nord del paese in cui
il clima in questo periodo (luglio – agosto - settembre)
mutasi tra 25 e 33° C, e da Rio verso il sud, il clima
si mantiene nei 18° C. Comunque la moda deve sempre
adattarsi a questi “due continenti” distinti.
Sonia ha scelto di fare dei vestiti, bluse senza maniche
oppure con maniche corte e giacche leggere che possono
essere portate sia in autunno che alla parte nord (più
calda) del Brasile.
Il soggetto per la prossima collezione è il
romanticismo, i quadrati , il campo e la femminilità.
Una tendenza che valorizza il corpo della donna, la
scollatura e la lunghezza fino al ginocchio. I colori
scelti sono il grigio, i quadrati e sono coniugati con
dei cappotti colorati (verde, rosa, cocomero, lillà,
senape). Questo misto di colori traduce molto bene
questa brasilianità che è diverso dell’ Europa che
mantiene sempre il nero e i colori scuri come colori di
base.
La moda brasiliana accetta vari colori. La donna
brasiliana è femminile, sensuale, e ha uno stile
proprio, particolare, inconfondibile. La donna
brasiliana non segue nessuna tendenza. In generale, la
moda è diventata molto democratica a Rio, con delle
miscelazioni ove tutto è permesso. “Ognuno sceglie il
proprio stile”, definisce Sonia Rigo della JOLIE
JOLIE.
-
Marchio AFGHAN con Veronica
Petropolis (direttore di marketing): “Esistono le
tendenze internazionali che vengono da Parigi, Milano e
Londra e poi c’è sempre una ricerca di ogni paese che
traduce questa tendenza in una realtà brasiliana per un
inverno di 20°C”. è necessario un adattamento delle
tendenze e ogni marchio si appropria di uno stile con
il quale si identifica di più. L’ AFGHAN ha scelto lo
stile “gotico romantico”; più sensuale, casuale, e
mescola le tendenze. Ogni collezione ha il suo stile
particolare. I colori sono il verde, verde-oliva, nero e
grigio con dei dettagli in rosso.
La moda è abbastanza ampia,vi si trovano pantaloni
giusti, vestiti lunghi e corti per una donna più matura,
più sensuale e più sobria. Il colore rosa è simbolo di
“fetiche” nel gotico dove si lavora sempre la
sensualità.
-
Alcuni marchi brasiliani
sono:
ALESSIA, MARAMAC (più ecologica); LILICA RIPINICA-
Débora Barros (stilista) collezione molto colorata (il
rosa come colore predominante) potendo vestire l’
adolescente, l’ adulto,e soprattutto i bambini; SANTA
EPHIGENIA moda tipicamente “carioca” (da Rio),
fantasiosa, attuale e per le grandi feste , o classico,
colori scuri, vestito sotto il ginocchio e lungo con
molto dorato, più contemporaneo, soggettivo; WALTER
RODRIGUES che cambia ogni stagione, collezione in nero e
bordeaux, tra il classico e l’inusuale abito da
cocktail oppure da brunch con delle scollature con una
bellissima creazione inedita come la maglietta “seconda
pelle” con effetto di tatuaggio; GIULIA BORGES E HOMEM
DE BARRO con tanti colori come il grigio, rosso,
arancione e marrone. Calze non velate, volanti, frangie,
fiori e forme geometriche; MELK_2_DA; TNG di Tito Besso
(direttore) e Regina Guerreiro (stile) casual, giovane
elegante con forme geometriche e colori come il grigio
chiaro e scuro, il verde scuro; 40°GRAUS; CLAUDIA SIMOES;
OSKLEN; MARIA BONITA EXTRA; CAVENDISH...
Conclusivamente, la moda brasiliana per
la collezione autunno-inverno è molto variata. Oserei
dire che non c’è più “una moda”, non c’è una tendenza
forte, ognuno usa quello che identifica di più il
proprio stile.
Siamo usciti della moda per fissarci
nello stile. Uno stile proprio, personale e unico come
ogni donna: particolare, bella e UNICA!!!
Lucinha Soares |
I Pregiudizi nella società contemporanea
A cura di Carmelo Calabrò
Il
crescente interesse e il vivace dibattito, unitamente
agli studi di antropologia , filosofia e psicologia che
oggigiorno accompagnano il tema sull’interpretazione
“del pregiudizio”, hanno tratteggiato che entro certi
limiti, il pregiudizio sociale è stato sempre presente
nelle comunità organizzate ed è in un certo senso un
fenomeno ineliminabile in quanto espressione, sia pure
distorta e irrazionale, della coscienza della propria
autonomia spirituale, culturale e morale rispetto agli
altri esseri.
Un primo elemento d’interesse,
come ci insegnano le ricerche longitudinali sul
pregiudizio, è che la forma più grave in cui si
esprime acutamente il pregiudizio sociale è
senza dubbio quella di condanna e di resistenza nei
confronti di tutto ciò che esce fuori dalla logica di
un comportamento considerato tradizionale e si attua
come un fatto "diverso" dalla norma. Pertanto,
ne deriva nel linguaggio comune, e non è affatto
strano, che due individui o due gruppi sociali possano
essere separati reciprocamente da pregiudizi sociali
di segno opposto, nel senso che, (operando una tale
divisione), ognuno ritiene fuori della norma, il
comportamento, le idee o semplicemente lo stato sociale
dell'altro.
In questa articolazione di
processo è opportuno aggiungere il fatto che i
pregiudizi sociali non solo non sono scomparsi con
l'evoluzione plenaria dell'umanesimo ma anzi si sono
sempre di più radicati profondamente, con processi
emotivi, percettivi e cognitivi, al punto che essi non
sono soltanto presenti in strati meno evoluti della
popolazione, ma anche in quelli che dovrebbero essere
espressione di un alto progresso sociale e
intellettuale.
Conseguentemente a questa veloce
panoramica, se si riflette, sembrerà strano che il terzo
millennio, che è l'epoca in cui si è raggiunta una
sempre maggiore integrazione tra le varie classi sociali
e tra i vari popoli, riveli al suo interno, ancora
più che nei secoli passati, il cristallizzarsi di
lacerazioni e di intrecci di pregiudizi sociali.
Addentrandoci nel discorso da
un’altra angolazione, dobbiamo riscontrare un aspetto,
che potremmo definire sociologicamente non meno
importante, e che offre numerosi spunti di riflessione:
il pregiudizio nei confronti di un emarginato sociale
come "il malato mentale" verso cui il
pregiudizio sociale, si appunta come una forma a volte
“di estraneazione” e con una colorazione da cui la
vittima non si libererà mai, perché resterà sempre in
realtà per la società il malato di mente.
E' stato infatti dimostrato che
l'ammalato di mente è diventato socialmente un
emarginato a partire dalla fine del XVI secolo, quando,
la società borghese , che aveva già avviato il suo
processo di razionalizzazione ed espansione della
produzione, cominciò, per la prima volta in sintesi di
questa strategia, a considerare socialmente inutili
tutti coloro che non erano capaci di produrre.
In connessione, non è azzardato
pensare che un discorso parallelo si può fare
anche per i "vecchi" e non soltanto quelli
poveri e abbandonati che sono, per così dire, "più
vecchi" degli altri, in quanto la società
dell'anziano diventa drammatica in questa nostra società
nella quale lo strumento di misura resta sempre quello
del processo della efficienza produttivistica.
Oggi l'anziano in genere a
fronte dell’invecchiamento è in famiglia una risorsa o
un peso. Vi è sempre una doppia risposta, con una
visone che tuttavia lascia scoperti molti problemi con
cui confrontarsi . E in effetti di questo sono ben
consci studiosi e ricercatori che, negli ultimi anni,
hanno focalizzato “al pianeta anziani” le loro
attenzioni.
Molto in breve: cambiare
atteggiamenti tanto radicati richiederà certamente del
tempo, e ancora una volta, però si richiede una solida
modifica dei comportamenti, delle forme e degli
equilibri interni delle nostre comunità e dei nostri
pregiudizi.
Volendo poi occuparci di altro
particolare argomento, un altro scenario di pregiudizio
sociale gravissimo, che persiste nella sua
irrazionalità, (malgrado i progressi della coscienza
morale e della cultura) è quello etnico nei confronti
di coloro che appartengono a un ambiente culturale
diverso dal nostro. Diciamo "un ambiente culturale",
perchè ormai da tempo sono cadute tutte quelle
giustificazioni che pretendevano di legittimare il
concetto di razza in termini puramente genetici e
biologici.
Eppure nonostante gli straordinari
traguardi che l'umanità ha conseguito in ogni campo,
grava ancora su di essa, la piaga dirompente del
razzismo. Si tratta di un male radicale, paradossalmente
di un'eredità del nostro tempo, che caratterizza questo
passaggio dal secondo al terzo millennio, sia nelle
forme più disumane dell'antiebraismo, sia nelle forme
più attenuate, ma non meno condannabili dei pregiudizi
etnici tra gruppi sociali di una stessa nazione.
Recentemente anche la nostra
Nazione è stata investita dall'arrivo di stranieri
(tanto ad aver reso indispensabile un'apposita
legislazione) e il problema della loro presenza e del
loro sociale è tuttavia difficile, perchè hanno costumi
diversi, diversa fede religiosa, una diversa concezione
della famiglia e a volte perfino del ruolo della donna.
I fatti di cronaca negli ultimi
anni hanno visto come siano presenti, anche nella
nostra società atteggiamenti di pregiudizi etnici.
Questi esempi, tra i molti che si
potrebbero citare illustrano che dietro all’inevitabile
radice del pregiudizio etnico non si cela soltanto una
distorta espressione di matrice culturale, ma anche si
annida un centrato atteggiamento discriminatorio.
Rispondere a queste sfide non sarà facile. Comunque
sia, credo però che abbiamo il dovere di sperare.
Mi avvio alla conclusione. E alla
luce della carrellata descrizione, sintetica e veloce
del fenomenono, dobbiamo necesseriamente concludere
che la complessa mescolanza dei pregiudizi che trovano
espressione in una società, sono indubbiamente
molteplici ed articolati, si pensi ai rapporti tra
gruppi di adolescenti, ai rapporti tra gruppi
linguistici, gruppi etnici, ecc. Non è possibile in
questa sede dar conto e scendere sui meccanismi
particolari dell’analisi del pregiudizio, a cui
corrispondono diverse e articolate metodologie
d’indagine.
E’ comunque , fuor di dubbio che
bisogna mantenere salda, comunque la fiducia nelle
risorse dell’intelligenza umana, riuscendo a trovare
soluzioni per il superamento di quelle irrazionali
barriere. Un primo passo verso la riduzione dello spazio
dominante dei pregiudizi e per la realizzazione di quei
compiti che permettono ad ognuno di sentirsi
orgoglioso di appartenere all’umanità.
Carmelo Calabrò
La Felicità e i tre cervelli
La ricerca della felicità è al centro di
ogni nostra attività, di ogni nostra preoccupazione.
La politica, l’ economia, la medicina, la scuola, la
seduzione, la guerra, lo sport, la scienza, la famiglia,
la religione, la filosofia tendono ad un unico scopo: la
felicità individuale e/collettiva.
Possiamo affermare che la ricerca della felicità è una
realtà biologica incontestabile e costituisce al tempo
stesso un impulso e un orientamento per il nostro
destino.
Esistono alcuni definizioni scientifiche della felicità
però grandi profeti e filosofi hanno affermato, ed io
condivido questa idea, che la felicità è dentro di noi,
sempre disponibile, indipendentemente dalle circostanze;
che l’ essere felici o meno dipende esclusivamente da
ognuno di noi.
Vedremo, attraverso le ricerche scientifiche una
distinzione tra il piacere e la felicità.
Henri Laborit, un eminente ricercatore francese, mancato
recentemente, è conosciuto ed apprezzato in tutto il
mondo soprattutto come padre dei primi psicotropi
(medicinali che agiscono sullo psichismo e sull’ amore)
e come autore di alcune opere scientifiche e
filosofiche. Il suo contributo scientifico è molto più
rilevante e riguarda l’ idea che l’ uomo si fa dell’
umanità. Cosa ha fatto Laborit?
Ha cercato di riprodurre nell’ animale i comportamenti
psicopatologici normalmente osservabili nell’ uomo, per
poi analizzarli meglio, capirli e trovare dei rimedi
prima chimici e poi farmaceutici. È riuscito
effettivamente a replicare sperimentalmente, ad
analizzare biochimicamente e in parte a bloccare un
certo numero di questi processi psicopatologici.
Ecco ora riassunto e schematizzato l’ insieme delle
conoscenze necessarie alla comprensione della felicità.
Il cervello è per cosi dire il quartier generale, la
sede sociale dell’ organismo. è qui che giungono in
sintesi tutte le informazioni utili alla gestione dell’
individuo, è qui che vengono prese le decisione
strategiche.
La rappresentazione classica del cervello diviso in due
emisferi, destro e sinistro, è oggi considerata
impropria a almeno non abbastanza precisa.
Si pensa attualmente che il cervello sia composto da tre
strati principali che corrispondono sia ad altrettante
tappe di evoluzione, sia a livelle specifici di
organizzazione: il cervello rettili ano, il sistema
limbico e il neocorticale.
Al cervello rettili ano
compete la gestione delle funzioni fisiologiche, come la
respirazione, la circolazione sanguigna, la funzione
epatica o la digestione. Esprima allora quattro bisogni
fisiologici vitali: bere, mangiare, dormire e fare
l’amore. Compito del cervello rettili ano è la tutela
dell’ integrità fisica.
Il sistema limbico gestisce
invece i programmi automatici di comportamenti, il
“softwarw” dell’ individuo, altrettante indispensabile
alla sua sopravvivenza. È il cervello della memoria
programmatrice. È grazie a lui che si riesce a parlare o
a camminare senza aver bisogno di pensarci, a scendere
le scale o a guidare ascoltando musica. Può essere
programmato sia dalla genetica (istinti gregari come
l’istinto materno o l’istinto di competizione) sia
dall’addestramento e dall’apprendimento, che possono
essere volontario o involontari, consci o inconsci, e
che in determinate situazioni indicono reazioni
automatiche.
Il sistema limbico è il centro di costruzione e di
conservazione dei condizionamenti (memoria
programmatrice) e controlla dunque i comportamenti
acquisti e innati, vale a dire quelli acquisiti dalla
specie e quelli acquisiti dall’ individuo.
La parte corticale del nostro
cervello, in particolare la parte prefrontale di questa
corteccia, contiene quanto il cervello umano presenta di
più evoluto rispetto alle altre specie animali. È in
questa zona che si sviluppa la nostra capacità di
ragionare, di calcolare, di disegnare, di creare musica
o poesia, di cercare la nostra strada. Se il sistema
limbico privilegia il gruppo, la corteccia dà importanza
all’ individuo, all’” io”, ed è la sede della
personalità.
Facendo riferimento allo schema di Freud, la
corteccia potrebbe rappresentare l’”io”,
il sistema limbico il “super io” e
il cervello rettili ano l’”es”.
Non dobbiamo cadere nella trappola di un giudizio di
valore sui tre cervelli. Ognuno ha il suo posto, ognuno
è essenziale per il buon funzionamento dell’uomo e
quindi per la felicità: il rettiliano è responsabile
della sorveglianza e della gestione della fisiologia
organica, il limbico della conservazione della specie e
dell’individuo, mentre il neocorticale all’origine del
progresso e quindi dell’evoluzione.
Le tre parti sono destinate a funzione insieme,
probabilmente in modo collegiale. Ciò che determina la
personalità specifica dell’ individuo la sinfonia, la
sinergia fra le tre parti del suo cervello.
Per ottimizzare il funzionamento della sua “meravigliosa
macchina”, l’uomo deve superare le proprie reazioni
istintive o condizionante e preferire la riflessione al
riflesso. Ci non significa rinnegare i nostri istinti
animali né la nostra capacità di forgiare degli
automatismi; dobbiamo invece amarli e rispettarli per il
oro stimabile interesse.
L’uomo deve accettare tanto la propria animalità di
fondo quanto la propria umanità, che rappresenta la sua
specifica dimensione e il suo destino.
Propongo dunque di chiamare “felicità” quando i tre
cervelli sono in armonia, quando ciascuno fa il proprio
lavoro e la coscienza è desta.
Lucinha Soares |
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IL B U L L I S M O
Carmelo Calabrò
Seri episodi di forme di
bullismo, portano ancora una volta in primo piano le
problematiche legate al mondo della scuola e della
adolescenza. Troppi casi di
vessazione
da parte di adolescenti nei confronti di coetani inermi
o contro chiunque sia più debole o timido, ripetutisi
con frequenza, in varie scuole italiane al nord come al
centro e al Sud, che vedono protagonisti minori, autori
o vittime di violenze e dell’umiliazione del più debole,
censurabili su di un piano morale e spesso, anche di
rilevanza penale e finiscono sotto la lente di
ingrandimento della giustizia..
Il quadro è veramente preoccupante
e sconcertante e non si tratta più di un campanello
di allarme, ma della crisi di una società che e lo
dimostrano le notizie giornalistiche che li hanno fatti
venire alla luce. Davvero pesante ripercorrere il
repertorio, non certo edificante, di episodi di
bullismo che si sono verificati in alcune aule, classi
di ogni ordine, grado e latitudine: “un ragazzo
tormentato dai compagni di scuola che lo prendevano in
giro dicendo che fosse gay, ha scelto tragicamente di
togliersi la vita; una ragazza più sfrontata che
timida, mostra il tanga ridottissimo sotto jeans a
bassa vita dietro la lavagna e davanti ad una smarrita
professossa, un'altra adolescente così lontana e così
diversa, ripresa dai telefonini dai compagni si
dedicava consenziente e così disinvolta ad atti
erotici durante la lezione, ragazzi sguaiati, babybulli
che affollano le aule e tirano una sedia contro la
professoressa, insegnanti scherniti con bravate stupide,
sconcertanti e trasformati in caricature senza rispetto,
c'è chi aggredisce l'insegnante e lo minaccia perché
vuole "fumare uno spinello, spogliarelli
particolareggiati in classe durante l’attività
didattica,, licei allagati per far sospendere le
lezioni, c’è chi forte dell’appoggio materno picchia
l’insegnante “colpevole di aver dato un brutto voto”.“un
gruppo di studenti che prende in giro e picchia un
compagno disabile il tutto regolarmente filmato con il
telefonino e poi scaricato il video di questa
“impresa” con agghiaccianti flussi di fotogrammi su
internet scatenando solo allora un caso nazionale ;
adolescenti (ragazzi da non rinunciare a farsi chiamare
“fighetti”, scusate il termine, ma è proprio questo il
volgare epiteto che si erano autoassegnati) che danno
tranquillamente del tu a chi sta in cattedra che poi
per noia e pesante indifferenza manomettono i computer
sfondano le finestre e imbrattano i muri della scuola,
altri ragazzi più sfrontati e per nulla preoccupati
staccano dal muro dell’aula della scuola per fare a
pezzi il Crocifisso;,
La lista potrebbe continuare a
lungo, perché ogni giorno nasce qualcosa di nuovo. Gli
episodi che i media hanno registrato, purtroppo, poco o
niente hanno a che fare con la “semplice bravata”, più
spesso si tratta di violenza vera e propria e dimostra
un sempre precoce ingresso nell’aria della devianza
penale.
Il problema inquietante del
bullismo ci tocca profondamente e riguarda tutti noi,
non soltanto la scuola, come responsabili della
formazione delle nuove generazioni, e deve fare
riflettere tutti. Si tratta di ragazzi, dei nostri
ragazzi che stiamo perdendo per strada e che non
possiamo non guardare con precoccupazione.
A scanso di equivoci, prima di
analizzare il fenomeno del bullismo vorrei precisare
che il mio obiettivo non è quello di dimostrare che “
i ragazzi, studenti e adolescenti” nelle scuole sono
violenti e aggressivi esagerati e privi di confini
morali in cui tutto diventa possibile. Al contrario mi
interessa evidenziare come “solo alcuni ragazzi”
siano spesso vittime di meccanismi malati (come per
essere importante e farsi notare è necessario infrangere
le regole, calpestare gli altri, superare ogni limiti di
comportamento per stupire e dominare ad ogni costo gli
altri) in un cattivo mondo che qualcuno mette a loro
disposizione.
Un bollettino di guerra che da sud
al nord serpeggia e si insinua in tante città italiane
e sta toccando punte elevate e lo scenario è veramente
sconvolgente e triste e ci riempe di sgomento. E ancora
una volta la scuola, alcune aule irrequiete finiscono
sotto i riflettori della cronaca e nel polverone dei
mass media. C’è chi punta l’ indice contro “alcuni
professori”, sulla loro impotenza educativa e la
mancanza di responsabilità nei confronti dei minori
che gli vengono affidati. E’ vero che la scuola italiana
ha grandissimi problemi e c’è bisogno di cambiare molto
nella scuola. Non mancano anche casi in cui sono stati a
volte alcuni docenti a compiere azioni condannabili o
eccesso di correzioni. Faccio ormai fatica a
sopportare i commenti ancora una volta gettati sulle
spalle curve della scuola, (L’Italia impara ad associare
il termine bullismo alla scuola) ma questo fenomeno
non deve assoltamente spingere a svalutare
ingiustamente la qualità della scuola italiana, che è
fatta soprattutto di realtà positive e che cerca ancora
di contrapporsi (con tutte le buone intenzioni)
intervenire e porre correttivi a “quella modernità”
soprattutto al deragliamento di valori che viene da un
mondo esterno che è andato ormai da tutt’altra parte.
Dicono le statistiche che il 50,2%
degli studenti delle elementari ha subito
prevaricazioni. Il bullo “maschio” che spunta nelle
nostre scuole e nelle compagnie si nutre della
compiacenza silenziosa di chi guarda e per la
stragrande maggioranza è coinvolto in fenomeni di
bullismo di tipo fisico (calci, pugni ) mentre le
cosiddette “Bulle” coinvolte in fenomeno di bullismo
tendono a prevaricare in maniera ripetuta le compagne
isolandole e escludendole dal gruppo scolastico. Secondo
un rapporto condotto 6° rapporto Nazionale sulla
Condizione dell'Infanzia e dell'adolelscenza il
bullismo è molto diffuso: il 43,2% dei bambini tra i 7 e
gli 11 anni dichiara di subire in modo continuativo dei
brutti scherzi; il 39,6% afferma di ricevere
provocazioni e prese in giro reiterate, mentre il 33,6%
viene offeso; il 20,2% si dichiara minacciato e il 12,6%
subisce furti di cibo o altri oggetti e il 12,1%
sostiene di essere vittima di maltrattamenti ripetuti da
parte dei coetani e compagni di scuola. Altre ricerche
ci informano che in Italia sette scuole su dieci
denunciano comportamenti violenti e di prepotenza tra
gli studenti. I maschi sono coinvolti nel bullismo in
misura nettamenmte maggiore ma il fenomeno si fa strada
anche in ambienti femminili. Molti alunni vittime di
bullismo non ne parlano con nessuno (39%) e tendono a
chiudersi nel proprio guscio e, coloro che ne parlano
ad un adulto , scelgono un genitore o un amico pittosto
che un insegnante .
E’ pure vero che le statistiche
vanno prese e lette con dovute cautele, ma non si
possono chiudere gli occhi, perché il problema è molto
più profondo.
Ma che cosè il bullismo?
Il termine nasce dalla parola
inglese Bullying, che è la descrizione del
fenomeno i cui i protagonisti sono il persecutore
(Bullo) e il peseguitato (Vittima). Il termine è entrato
nell’uso quotidiano per definire i vari comportamenti di
sopraffazione e violenza in ambito scolastico.Dal punto
di vista scientifico si può brevemente descrivere
come:”
“..un’oppressione, psicologica o
fisica ripetuta e continuata nel tempo perpetuata da
una persona o da un gruppo di persone- più potente nei
confronti di un’altra persona percepita come più
debole…”.
Non mi soffermerò sulle tipologie
comportamentali di “devianza” del bullismo ad opera dei
ragazzi e di ragazze nei confronti degli stessi
compagni o dei contesti adolescenziali in cui si
manifesta, sui quali a riguardo esiste ormai una ampia
letteratura. Mi limiterò solo a ricordare che i
risultati degli studi concordono sul fatto che in
particolare nel mondo scolastico moderno italiano
sembrerebbero manifestarsi due forme fondamentali di
bulllismo: forma di bullismo diretta e forma di
bullismo indiretta.
La prima si articola in prepotenze
fisiche, pugni calci, percosse, insulti, derisione,
minacce, danneggiamenti di oggetti e cose personali,
commesse da parte del bullo o prevaricatore rivolte
direttamente alla vittima che subisce. Nella seconda
di tipo indiretto, la vittima è intrappolata in una
serie di dicerie sul suo conto, di atteggiamenti di
esclusione sociale, l’uso di nomignoli, di maldicenze,
di prese in giro anche quelle pesanti, ed è
condannata all'isolamento. Entrando nei dettagli
quest'ultima forma, ancora più strisciante, più
psicologica che fisica, viene spesso agita di
preferenza ed applicata dalle ragazze nei confronti
delle compagne, mentre i maschi decisamente si
orientano sulla prima forma di bullismo e cioè quella
del tipo diretta. Il Bullismo maschile e quello
femminile hanno comunque in comune e entrambi radicato
la capacità di far del male o danneggiare le vittime.
Per parlare di bullismo non è
sufficiente quindi che si verifichi un singolo episodio
di angheria tra studenti e adolescenti, ma deve
instaurarsi una relazione che, cronicizzandosi, tende a
cristallizzarsi nel tempo e che crei dei ruoli ben
definiti: il ruolo di colui che perpetua le prepotenze
(BULLO), prepotenze che spesso persistenti,
tavolta durano settimane, mesi e persino anni e il ruolo
di colui che subisce le prepotenze (VITTIMA).
Questa specificità nel tempo può giungere a
coinvolgere anche tutti gli altri allievi della classe,
seppure con ruoli differenti del bullo, e cioè
aiutante del bullo, amico sostenitore del
bullo, simpatizzante del bullo, difensore
della vittima, amico della vittima, sostenitore e
supporto della vittima ecc.
Date queste premesse,una nuova
moda o meglio una nuova forma di prevaricazione sta
esplodendo. E’ il fenomeno denominato o cosiddetto
cyber-bullyng, cioè mandare sms intimidatori
(anche in modo anonimato da parete del molestatore)
attraverso celluare o ad esempio inviare e-mail
offensive o creare delle pagie Web contro le proprie
vittime per intimidirli o ricattare le vittime. Oppure
documentare le proprie bravate e le imprese nefaste
(atti di teppismo,violenze di gruppo, filmare
spogliarelli o vivacità sessuale tra adolescenti a
scuola, o davanti agli amici ) con video telefonini di
ultima generazione per poi fare finire i filmati di
queste imprese di veri e prori film pornografici
amatorili o immagini hard in rete o in banchi dati per
essere così visionati da altri utenti. Questa forma di
bullismo è ancora più dannosa per chi nè e vittima. E
può causargli anche uno uno stress. Si precisa che lo
stress viene causato non solo da ciò che accade, ma
anche dalla paura di ciò che potrebbe accadere. Il
“bullo” che spunta nelle nostre scuole o nelle
compagnie di ragazzi con la sua mania di protagonismo, (
cerca di affermarsi davanti agli amici di essere un duro
e di non aver paura di niente) si nutre spesso della
compiacenza sconcertante e silenziosa di chi di
contorno ( alunni o compagni di banco della vittima)
guarda e non pronuncia una sola sillaba di disappunto e
si gira dall’altra parte. E ovviamente essere visti
mentre ci si comporta da bulli sembra più interessante
dell’esserlo mentre si ripete la lezione di latino, di
geografia o di storia.
Tuttavia la violenza del bullismo
. che sia verbale o psicologica o fisica, ha quasi
sempre effetti negativi e in diversi casi provoca danni
difficilmente reversibili .I dati in questo campo e le
ricerche effettuate in questo campo dimostrano che gli
studenti che subiscono violenze hanno spesso difficoltà
a concentrarsi (dunque influisce negativamente sul
rendimento scolastico) per effetto dell’ansia e dei
traumi provati; I segni primi manifestati dalla
vittima sono uno stato di ansia, insicurezza, alcuni
ragazzi hanno problemi di sonno (e in casi estremi
bagnano il letto) e altri mostrano sintomi legati allo
stress; alcuni trovano scuse per non andare a scuola o
desiderano essere accompagnati, sono molto tesi e
piagnucolosi, irritazione nei confronti dei coetanei
della stessa classe, si chiudono in se stessi in
solitudine e hanno pochi amici.
Il Bullismo ha conseguenze negative
anche per il bullo, il quale se non smette “in tempo”
probabilmente,secondo alcune statistiche hanno una buona
possibilità di incorrere in processi penali pesanti a
causa dei gravi reati commessi. E quando sarà adulto e
continuerà a fare il prevaricatore sia sul posto di
lavoro con gli amici e anche nella sua futura
famiglia sarà probabilmente il criminale del domani.
La scuola non può essere l’unica a
dare risposte per risolvere il fenomeno del bullismo,
anche se è vero che la storia d’Italia è cominciata con
la scuola, come raccontava nel libro Cuore nel
sogno di costruire una Nazione nuova e con la voglia
di farlo insieme.
In questa battaglia, sostengono
gli esperti, è necessaria ovviamente la massima
collaborazione di tutte le agenzie educative
(insegnanti, famiglie educatori, psicologi) che permetta
con interventi strutturati e indicazioni chiare per
neutralizzare efficacemente il fenomeno e respingere
eventuali atti di violenza. Nessuno ha la bacchetta
magica, ma l’unione fa la forza. Occorre, io credo fare
uno sforzo di più. E’ questo il tempo, più degli altri,
degli investimenti, dei sogni e della speranza.
BIBLOGRAFIA DI RIFERIMENTO
Ada FONZI "Il Bullismo in Italia"
IL Fenomeno delle prepotenze a scuola dal Piemonte alla
Sicilia".Giunti Gruoppo Editotriale Firenze ,1997.
(Sharp S. e
Smith P.K, 1994, School Bullying: Insights and
perspectives,Routledge, London) Olweus D. (1993),
Bullying at school. What we know and what we can do,
Blackwell Publisher, Oxford. U.K (traduzione. it.
"il bullismo a scuola. Ragazzi, oppressi, ragazzi che
opprimono”, Giunti, Firenze , 1996.
“Il Bullismo nella scuola – Autori
Vari -”Consiglio per la Cooperazione Culturale-Sapere
2000 Ed. Multimediali srl Consiglio D’Europa.
CENSIS “Rapporto sulla situazione
sociale del Paese-2007. Con il patrocinio della CNEL
Francoangeli Roma. |
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"GIL LOPES, L'
UOMO VOLANTE, TRICAMPEON DO MUNDO DI AEROBICA."
Ho conosciuto Gil Lopes,
nell'ambito dell'importante Premio Internazionale, "Il
Dono dell'Umanita' ", svoltosi in Gennaio nella
splendida e fastosa cornice dell'Hotel Principe di
Savoia, in Milano. Premio che da anni, insignisce
Personaggi della cultura, dello Sport e dello
Spettacolo, che si sono distinti in azioni filantropiche
d'alto profilo. Ambedue, siamo stati chiamati assieme ad
altri Personaggi di spessore, a ritirare codesto
Riconoscimento.
Di Gil, mi ha colpito la grande
umiltà, e semplicità, ed uno spiccato ed innato senso
dell'umorismo, e della voglia di non prendersi mai
troppo sul serio.
Al termine della serata, ci
siamo ritrovati a confabulare del più e del meno,
fomentando così la nostra conoscenza; ebbene, di Gil, mi
ha colpito una frase, che aveva accennato in fase di
premiazione, e mi ha ribadito : "vedi Michele, è molto
più facile sostenere durissimi allenamenti, e conseguire
primari successi nel mondo dello sport, che adoperarsi
seriamente nel sociale, a favore di coloro i quali
versano in pieno stato d'indigenza."
Dunque, una persona sincera, che
spiega quanto sia difficile vincere l'egoismo, e
l'assuefazione che ognuno di noi sviluppa purtroppo
verso cotal quotidiane umane tragedie.
Il Gil Lopes campione, non ha
bisogno d'alcuna presentazione, ricordiamo fra tutti;
CAMPIONE DEL MONDO,SUZUKY WORLD
CUP TOKIO 1995
CAMPIONE DEL MONDO SPORT SHOW
GENOVA 1995
CAMPIONE DEL MONDO F.I.G.
PARIGI 1995
Michele Lorenzo Biafora
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Gil, maestro, amico.
Anna Abate
Incontrare, conoscere Gil Lopes è stato ed è tuttora un’avventura
entusiasmante. Lui, l’entusiasmo, lo trasmette in tutto
ciò che lo circonda, nella vita stessa. Sentii il suo
nome per la prima volta da un gruppo di amici della
palestra, già allievi conquistati, che mi chiedevano
perplessi il perché non frequentassi ancora le lezioni
di fitness del tre volte campione del mondo di aerobica.
Gilberto Lopes, un nome brasiliano evoca sempre in noi
italiani magia, suoni, colori, allegria. E sebbene Gil
non abbia niente del brasiliano tipico, le sue origini
europee sono ben impresse nel suo aspetto, egli è tutto
questo, e non solo. Fare lezione con lui è rimanere
catturati in una sorta di incantesimo. È come se un
tanguero ti conducesse nel ritmo vorticoso del ballo
sensuale per eccellenza, è come trovarsi tra le movenze
incalzanti di un carnevale carioca. Sei preso e non puoi
fare a meno di seguirlo e senti crescere la voglia,
la pazzia, l’incoscienza e l’ allegria… Eppure stai
facendo fitness, ti stai allenando!
Risparmiarsi non è un verbo che appartiene al suo glossario personale. A
volte può essere stanco, arrabbiato per qualcosa come
accade a tutti noi. Eppure si concede sempre al massimo
con generosità, si rimette sempre in gioco. Forse è per
questo che esercita un carisma particolare.
Non è solo un istruttore. Benché non sia scevro di difetti ti conquista
anche come uomo. Per tacer del fascino che esercita
sulle donne, è significativo vederlo a cena insieme a
noi allievi. Rinnovando un rito antico, ci racconta
storie nel suo italiano incerto. Amori passati, vissuti,
finiti; amicizie vere o deludenti; allenamenti
estenuanti e gare esaltanti; avventure singolari dei
suoi viaggi; vittorie e sconfitte della vita. Questa è
la lezione più grande che ho tratto dai suoi racconti:
essere umile, saper ricominciare, accettare le sfide,
sapersi godere la vita.
È anche un amico. Disponibile, sincero, severo. Dice quel che pensa non
adeguandosi di certo alle regole della diplomazia.
Questo a volte crea dissapori o rancori, ma non si può
negare la sua autenticità. Come non si può negare il
fatto di poter contare sul suo aiuto, sulla sua
generosità.
A volte gli si rimprovera il suo egocentrismo, il suo bisogno di stare al
centro dell’ attenzione. Ma chi gli vuole bene conosce
anche la sua timidezza, la sua vulnerabilità e lo
perdona volentieri. Come tutti gli artisti, non lo si
può cambiare, non gli si possono spezzare le ali. È così
e basta.
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