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N.H.Prof.Dott.Cav.Acc.Michele Lorenzo Biafora
(Laurea Honoris Causa in
Scienze Poetiche e Letterarie)
(Candidato al Premio Nobel
per la Letteratura)
“La Poetica di Alessandra
Angotti”
Rapida,
suggestiva, ritmata dall'ansia che una vicenda interiore
sovrappone alla vicenda oggettiva, la Poetica di
Alessandra Angotti, di non facile, ed emblematica
interpretazione, s'offre, in preda ad un continuo e
vicendevole assimilarsi, volto a sfumare, semmai, quel
che comunemente viene denominata realtà. Ruvida ed
emozionata ribellione, grazie ad un linguaggio di rara
intensità penetrativa, recupera una funzionalità
espressiva notevole, con un lessico nudo e doloroso,
(sottilmente anche ritmico). Gli sfioramenti del
ricordo, le monologi che soste, assumono connotazioni
quasi mistiche, ma su di un spesso desolato e
lucidissimo orizzonte comportamentale, sofferto e
trasfuso nel linguaggio poetico, in cui svetta il
risvolto argomentativo della coscienza, della
consapevolezza. Così, i versi di Alessandra, hanno il
valore quasi biblico dello specchio, poichè ciò che
viene riflesso, è soprattutto monito. La distillata
sintassi dei legami emozionali, infine, confermano la
mia piena approvazione, all'operato poetico-letterario
di Alessandra Angotti, che possiede innato, un
indiscutibile fermento ispirativo, sospinto da una
fiamma lirica impetuosa, protesa all'indagine dell'animo
umano, tramite il suo personale e lodevole linguaggio in
versi.
"FINALMENTE L'ALBA" romanzo (DI
VINCENZO FACCHINIERI)
CASA EDITRICE "PAGINE" ROMA, 2008.
Vincenzo Facchinieri è nato in Amantea, Calabria, nel
1959, ove vive con la moglie Maria, e le figlie Emma e
Janet.
Luogotenente dell'Arma dei Carabinieri, è da tempo
Scrittore, Romanziere di pregevole fattura.
La valenza dei suoi scritti, è corroborata da dirette
esperienze vissute dallo stesso autore, che, con
sapienza,
e grande sagacia esplicativa, rende gradevolmente
fruibili agli attenti lettori.
"FINALMENTE L'ALBA", è il suo quinto lavoro; ottimi ed
immediati riscontri di critica e pubblico.
La tematica affrontata dal Facchinieri, è di scottante
attualità; l'immigrazione clandestina,
in tutte le connotazioni possibili, ov'anche, dunque,
drammatiche vicende umane spesso quotidianamente
bistrattate, ma che rappresentano, ancora, e ancora, se
mai ve ne fosse ulteriore bisogno, lo scadimento
quasi totale della figura umana, in uno scenario
Mondiale divenuto oramai apocalittico.
MICHELE LORENZO BIAFORA
VALENTINI WALTER:
LA POESIA DEL SEGNO
"Vorrei
non avere i piedi per terra". E’ questa la frase che
apre ad una importante mostra su Walter Valentini nato a
Pergola in provincia di Pesaro e che vive a Milano dal
1955.
L’artista lavora negli ultimi trenta anni
a grandi cicli di opere, alcune di notevoli dimensioni,
tutte basate sulla rappresentazione ideale dello spazio
e del tempo.
La sua partenza è grafica. Il suo mondo è
in bianco e nero. In bianco e nero è anche lo studio
dove lavora.
E su questo dualismo di non-colore
nascono le sue opere, che si inondano di luce e che
aprono alla trasparenza e a contrasti, unici per
l’atmosfera che creano in raffinatezze e tramite la
molteplicità delle combinazioni profondamente poetiche.
E’ il segno che chiude il cerchio. Un
segno che corre sui vecchi muri di abbazie abbandonate,
che addolcisce il pavimento di un aeroporto, che si apre
alla ricchezza di un palazzo storico.
Walter Valentini ha frequentato con
successo la Scuola del Libro e l’Istituto di Belle Arti
di Urbino, spazi ove gli nasce l’amore per l’incisione,
settore in cui si afferma e che sarà impronta o partenza
di molte sue future opere.
Ma da quell’Urbino che tanto gli aveva
insegnato Walter Valentini fugge. Non voleva rimanere
legato ad una scuola dove sarebbe stato insegnante di
cose che già sapeva.
A Milano ha come Maestri tre grandi
protagonisti del Razionalismo Astratto: Veronesi, Huber,
Steiner.
Lunga la serie di grandi opere e
installazioni a lui direttamente commissionate.
Qualificati inviti alle esposizioni in Italia e
all’estero. Ricordiamo per tutte le biennali di Venezia
e le Quadriennali di Roma.
Scriviamo anche per il suo antico amore
per il libro. Opere grafiche ed illustrazioni a tiratura
limitata su volumi di grande suggestione. Dalla Città
del Sole del Campanella ai Canti di Leopardi e poi Luzi
e Galilei, ed ancora Reale, Dante, Caprile.
Non ultima la grande mostra di fine 2008
dal titolo "E’ una notte stellata" alla Mole
Vanvitelliana di Ancona.. Mostra curata da Elena
Pontiggia accompagnata da una ricca monografia che
racchiude pitture, sculture, opere su carta,
installazioni, libri di artista e grafica.
Una vita insomma dedicata all’arte con
l’umiltà e la sapienza che fa di Walter Valentini un
grande artista.
(Giorgio Falossi)
POST-INFORMALE; LA PITTURA DI ENZO FABBIANO.
Autodidatta, Enzo Fabbiano, nasce in Crotone, l'8
ottobre 1963.
Il
cinquennio trascorso in Toscana, è foriero di stimolanti
e propositivi rapporti artistici, con di quei posti,
notoriamente provvidi, personaggi
e pittori.
Non è difficile incasellare tale pittura nel mondo
dell'informale, che nel nostro paese, si è molto
interessato alla riscoperta della natura.
Si scorgono, nelle Opere di Fabbiano, accenti timbrici
di riottosa asprezza, ma anche accordi tonali delicati e
dolci, gestiti con acume e sapienza.
Pittore molto apprezzato, da pubblico e critica, si
conferma attento ricercatore, mai domo, coraggio tipico
e terreno improbo, ov'alcuni
si sono smarriti, ov'altri, come il Fabbiano, muniti
d'innata fertilità artistica, traggono, ed insieme
applicano.
Oggi Enzo Fabbiano, forte d'una lunga esperienza
espositiva, di collettive e personali, un po dovunque,
nel Mondo,
esprime il meglio di sè, principalmente, attraverso i
canoni del post-informale.
MICHELE LORENZO BIAFORA (NOMINATION PREMIO NOBEL PER LA
LETTERATURA)
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La Baronessa Soares e la Pittura colorano le notti
milanesi
La pittrice Brasiliana espone alla Torre Branca
Milano, 13
febbraio 2009
- Imperdibile
occasione per ammirare da vicino le opere di chi, non
accontentandosi del dono della pittura, ha voluto
sperimentare una tecnica inedita di pittura su
alcantara. Tecnica che l’ha
resa famosa in tutto il mondo. La Baronessa Soares,
espone i propri quadri alla Torre BRANCA di
Milano, dal 13 febbraio al 1
° marzo.
La pittrice
internazionale, di nobile famiglia brasiliana con il
titolo di Baronessa,
è nata a
Pindamonhangaba (di cui è divenuta cittadina onoraria),
città del Brasile sita a circa cento Km da San Paolo.
Laureatasi in Pedagogia all´Università
di San Paolo,
si
trasferisce a Parigi dove prosegue negli studi
seguendo corsi all´Università della Sorbona ed entrando
nel mondo della moda. A Parigi fonda il "Paris Tour
Eiffel" sotto l´egida dei Lions Club, ed è
nominata Membro d´onore di Paris Doyen de France.
Sempre oltr’alpe crea e organizza delle Soirée
Brésilienne al Pavillon Dauphine,
che diviene in breve tempo la serata più importante nel
caleidoscopio del Jet Set di Parigi.
Si trasferisce
a Milano nel 1984. Si dedica alla pittura
utilizzando un materiale particolare e mai usato prima d´ora,
l’
alcantara, utilizzando una tecnica mista e inedita nel
mondo. Molti dei suoi soggetti si riferiscono al mondo
della sua infanzia brasiliana e dall´ispirazione che in
lei suscita tutto il mondo femminile e la sua
sensualità, del quale riesce a scorgere gli angoli più
segreti e spirituali.
Oltre alla
pittura la Baronessa a Milano si dedica a molte opere
sociali e diviene creatrice ed organizzatrice de
Il Dono dell’Umanità,
riconoscimento (giunto alla quarta edizione) che ogni
anno attribuisce un premio a 12 persone (o Enti) che si
siano resi meritevoli di particolari opere benefiche e
sociali. Oltre a questo organizza insieme al Comandante
dell’Accademia Militare Teuliè di Milano il Ballo
delle Debuttanti, importante
manifestazione mondana che la Baronessa ha organizzato
portando con sé l’esperienza dei balli precedentemente
organizzati da lei a Parigi e San Paolo.
La Pittrice
è
socia onoraria della società Dante Alighieri, del
Lions Club di Parigi e Milano Duomo, è
insignita della Medaglia d’Oro del gruppo Modigliani, è
inoltre madrina dell’ex Club della Bellezza di Vittorio
Sgarbi, e per finire è membro della Commissione per la
parità dei diritti della donna. Ha esposto i suoi quadri
in tutto il mondo e ultimamente al Palazzo Ducale di
Pesaro e alla Scala di Milano, inoltre è possibile
ammirare un’opera al Museo di Bronzi D’Orati
della città di Pergola
alla cui
amministrazione comunale la Baronessa ha devoluto un
quadro.
Durante la
quarta manifestazione
“Il Dono
dell’Umanità” è stata insignita del premio "Leone
d'Oro di Venezia" per l’Arte Visiva, e da pochi
giorni la Baronessa è Accademica Ordinaria nella
Accademia Pontificia di Roma. Quest’anno, inoltre, è
stata protagonista anche nel ricevimento di un altro
importante riconoscimento, il Gran Premio
Internazionale di Brunelleschi della Accademia Araldica
"Il Marzocco di Firenze" fondata dalla famiglia De’
Medici.
Le
è stato da
poco commissionato il ritratto ufficiale del Santo
brasiliano Frei Galvao da esporre nel Museo
dell’Illuminato e a fine marzo consegnerà
ufficialmente il ritratto di Padre Pio,
commissionatole un anno fa, che prenderà posto
all’interno del Convento di Sant'Anna a Foggia dove
visse Padre Pio.
Ultimo dei
numerosi riconoscimenti nel 2007 la Pittrice ha ricevuto
nel corso di una importante cerimonia al Principe di
Venezia il Premio Biennale di Venezia-Ponte dei Sospiri,
con la seguente motivazione: Fantasia ed attività
sembrano unire i risultati della Baronessa Soares che
nei suoi dipinti può unire la signorilità e lo stile
della moda con i ricchi colori dell´ atmosfera
brasiliana. Recensita dai più importanti critici e
curatori d’arte è ben apprezzata dalla critica
internazionale.
L’occasione
della mostra nella città di Milano è un’ottima occasione
per intervistare e vivere il pensiero e l’emozione di
un’artista che ha saputo, nella vita, essere umile.
D'altronde per essere umili bisogna essere grandi.
Altimenti non vale!
LA MOSTRA DELLA BARONESSA SOARES SARÀ'
INTRODOTTA DAL DOTT. GIORGIO FALOSSI NOTO
CRITICO D'ARTE NONCHÉ' FONDATORE DELLA CASA EDriRICE "
IL QUADRATO"
UFFICIO STAMPA ANDREA ORSINI GIORNALISTA E ATTORE)
Per info:
Baronessa
Maria
Lucia Soares
Email
marialuciantunes@hotmail.com
T+39 335
1776154
Piero CHIARA
A cura di carmelo Calabrò
Il 31 dicembre 1986 è morto nel suo
appartamento in Varese, dopo una lunga malattia ,
all’età di 73 anni Piero Chiara. Era nato a Luino, in
provincia di Varese, il 23 marzo 1913, a mezzogiorno,
in una stanza all’ultimo piano d’un edificio di via
Cavallotti, nell’antica via dei Mercanti, davanti al
porto vecchio di Luino . Unico figlio di Eugenio
Chiara, un siciliano, ex combattente della guerra di
Africa, poi salito a Luino tanti anni prima, e di
Virgina Maffei, la quale gestiva con il fratello un
negozietto luinese di articoli, ombrelli e cappelli, in
un borgo affacciato sulla riva del Verbano.
Per me, che lo conobbi e per chi
come me ha seguito nel leggerlo e gustare i sui libri,
Piero Chiara è stato un grandissimo scrittore con un
impareggiabile istinto e talento narrativo. Mi ha
colpito particolarmente la sua disinvoltura narrativa
e stupendamente la forma armoniosa dei suoi racconti,
dal taglio giusto romanzesco, a volte lievemente
maliziosi e allusivi, ma mai volgari.
Famoso presso il grande pubblico
per i suoi romanzi, Piero Chiara ha avuto l’abilità o il
dono di “foggiarsi” di un personale genere letterario,
che di colpo e incredibilmente ha arricchito le forme
della nostra componente tradizionalistica carta
letteraria. Lo scrittore nei suoi racconti come in
tutta la sua materia romanzesca, cerca di condensare,
lungo quanto basta (racchiudere nello spazio di poche
pagine) la giusta messa a fuoco di tutta una storia,
dell’ambiente in cui si svolge e del personaggio che la
vive.
Narratore autentico con il gusto
diretto del racconto. Non è, come parrebbe un gioco di
parole ma lo scrittore luinese, in questo campo è
incredibilmente un vero maestro con il piacere e
l’abilità di raccontare . I suoi racconti armoniosi
nella forma e con gustosi intrighi sono perfetti e
hanno la misura narrativa ideale giusta a non stancare
neanche il lettore più impaziente.
Chiara è rimasto tra i pochissimi
nostri scrittori ha possedere l’impareggiabile grazia
del narratore puro del racconto breve o lungo, denso di
ammaestramenti allusivi da incantare con garbo il
lettore fin dall’inizio e tenendo viva la sua
attenzione intrattenendolo piacevolmente per tutta la
durata della lettura.
Il teatro dei suoi personaggi e
lo spazio ideale della narrativa di Piero Chiara è
spesso Luino e dintorni, a lui cara, o i paesini del
lago Maggiore.
Lo scrittore restituisce
soprattutto il volto preciso e ben colorito di un’epoca
della sua lacustre Luino, un luogo e un crocevia di
gente spesso popolato da artigiani, commercianti
stranieri, contrabbandieri spedizionieri, facchini,
frontalieri, Guardie di Finanza, Carabinieri, agenti
della Polizia e ferrovieri svizzeri e italiani.
Un mondo favoloso la lacustre
Luino, a due passi dalla frontiera svizzera, in cui lo
scrittore ficca il suo sguardo implacabile e curioso
nella vita di tutti i giorni, alla ricerca anche di
quello che agli altri non interessa e che sfugge agli
occhi della gente. Chiara poi recupera lontani ricordi,
ricostruisce situazioni, ora comiche per poi narrare
ciò che ha visto e capito e rifarsi ai casi ai quali ha
assistito personalmente.
In effetti per lui scrittore
luinese, tutte le cose, gli eventi pià banali, che vi
accadono in questi luoghi sono gli stessi che accadono
in tutti i luoghi della terra, solo che li nel suo
mondo insomma , Chiara li può osservare, studiare e
diventano “fatti” e in quanto tali sono da raccontare.
Una chiave universale per le sue opere letterarie .
Chiara aveva la predilizione e la
felicità di raccontare i fatti con nitidezza con
sovrano rispetto della realtà e dei suoi personaggi
collocati sapientemente al posto giusto in modo da
rendere più credibili le sue storie. Aveva maturato la
propria vocazione di scrittore assai tardi. Chiara era
stato per anni cancelliere in Tribunale. Vi era stata in
precedenza un’esperienza poetica occasionale, qualche
libro di narrativa sporadico e senza esiti apprezabili.
Ha Collaborato negli anni del dopoguerra con alcuni
giornali e riviste.
“Raccontare per me”
spiegava Piero Chiara “è una liberazione e insieme
una verifica, un modo per rivivere le cose e capirle.
Quando non avevo ancora ricnosciuta la mia vocazione
alla letteratura, la sfogavo raccontando ai mie amci le
meie avventure” Non a caso il mio libro fu ascoltato
prima che letto da Vitorio Sereni in un caffè di Luino.
Il suo primo importante
esordio e riconoscimento di scrittore di narrativa lo
raggiunge nel 1962 con “Il piatto piange”, una
storia ambientata a Luino nel periodo del fascismo.
L’opera riscosse immediatamente un grande sucesso. Poi
tutto è venuto da se, e di qui le sue storie e i suoi
libri. La spartizione (1964); il Balordo (1967);
L’uovo al cianuro (1969) il satiricon di petronio
Arbitro (1969); i Giovedì della signora Giulia (1970);
Con la faccia per terra (1972); il Pretore di Cuvio
(1973); Sotto la sua mano (1974); La stanza del Vescovo
(1976);Le corna del diavolo (1977); il cappotto di
Astrakan (1978), Vita di Gabriele d’Annunzio
(1978); Una spina nel cuore (1979); Vedrò Singapore
(1981) Viva Migliavacca e altri 12 racconti (1982);40
storie negli Elzeviri del “Corriere della sera” (1983);
il Capostazione di Casalino e altri 15 racconti (1986);
Saluti notturni dal passo della Cisa (1987) uscito
postumo:
Piero Chiara ha avuto l’abilità
o il dono di essere attento a raccontare di tutto e
quando racconta una storia è sempre il primo attore. Lo
scrittore, scriveva spesso la sera e leggeva a voce alta
le opere su cui stava lavorando per convincersi che
tutto filsasse per il giusto verso. Le vicende che poi
descrive accuratamente sono delineati sullo scenario di
quel mondo luinese tra intrighi amorosi e con
personaggi sapientemente collocati al posto giusto che
si muovono sulle rotte del Lago Maggiore tra amori,
fallimenti, fortune . casi della vita di tutti i
giorni che possono capitare a tutti.
In effetti, il Piero Chiara
narratore, nei suoi racconti ha il pregio di
ricostruire situazioni ora tragiche, atmosfere ambigue
o divertenti con una prosa che si modella forte e tesa
di toni. Una novellistica che rimanda in parte alla
grande tradizione della letteratura italiana.
I suoi personaggi, anche se a
prima vista grotteschi, stralunati, intrisi di
guasconeria , cialtroni da osteria e dal regno delle
bische clandestine, pur allineati non diventano mai
macchiette, ma si distinguono e si muovono, anche per
poco e per brevi apparizioni in un abile incastro della
società popolare lombarda, sulle strade della sua Luino
e sulle sponde del lago Maggiore o nello sfondo di
paesi come Laveno, Stresa, Arona e Intra.
Di qui i suoi libri, le sue
storie di cui parla il romanziere luinese, con accenti
spesso brulicanti e vivi con una bava di sfumature e
di effetti che scandiscono storie universali e comuni
a noi tutti. I lettori furono colpiti tra l’altro da
una profonda e sorprendente scrittura fluida e
godibile, riflessione di storie spesso corte, brevi
narrazioni di poche pagine, intrecciate a volte
vivacemente comici, ma capace di comunicare anche dei
comuni sentimenti,.
Piero Chiara oltre che romanziere
, è stato anche un ottimo e bravo saggista: ha curato
diverse opere, traduzioni, commenti cura di libri d’arte
e di antologie.E’ stato anche autore di una gradevole
biografia di Gabriele D’Annunzio. Fu tra i fondatori di
un premio per opere di letteratura, scienze, storia a
sostegno del patrimonio culturale del lago. |