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sarà più spazio per la meritocrazia in tv nel 2009
Uno spiraglio di nuova luce
si
intravede all'orizzonte del nuovo anno. Tempo di
cambiamenti alla luce di quanto accade, pertanto si
volta pagina ,cari lettori nei vari settori della vita
quotidiana. Un settore dove c'e' crisi vera a mio parere
e' nella tv,crisi di contenuti , crisi di valori e di
idee.
Nell' immediato passato si e' osato tanto ,cercando di
proporre personaggi ed artisti nella maggior parte delle
ipotesi, senza una valida preparazione, generando una
gran confusione .
Non c'e' quindi da stupirsi
se la tv generalista soffre un male generato ,da addetti
ai lavori privi della giusta esperienza per occupare
ruoli di così delicata responsabilità.
A questo proposito ,ci si chiede, se la meritocrazia nel
nostro bel paese esiste oppure no in tv.
Indubbiamente in passato ,non e' stata così presente in
questo tormentato mondo, ma a partire dal 2009 il futuro
sarà più roseo. Ottimisticamente bisognerà
professionalizzarsi e cercare di conoscere
teoricamente ,con l'adeguato studio la materia
,applicare ciò che si e' appreso lavorando sodo sul
campo, sfoderando doti di capacità e di costanza senza
tralasciare un buon senso di umiltà.
La chiave di svolta ,a mio modesto parere sta
nell'essere se stessi, valorizzando la
creatività e l'originalità'. Applicando questi valori
non ci sarà da stupirsi se di tanto in tanto si apra
qualche possibile spiraglio per raggiungere ottimi
risultati. In bocca al lupo quindi e ricordate che la
nostra parola d'ordine sarà da oggi ANDIAMO AVANTI.
Paky Arcella |
"LE NOSTRE VITE, L'ARTE, LA MUSICA IN
PARTICOLARE, NON NASCONO COME MERCE DA IMMETTERE SUL
MERCATO, MA PIUTTOSTO COME UN FIORE CHE CRESCE SUL
CIGLIO DELLA STRADA, SENZA CHIEDERE NIENTE A NESSUNO, MA
SEMPRE PRONTO A FARSI COGLIERE DA CHI DAVVERO LO SA
RICONOSCERE"
Questo pensiero di "osho" riassume il mio credo e la mia
speranza nel nome dell'arte: quanto amore per
"the
beatles",
probabilmente l'ultimo "autentico" esempio di
compenetrazi1one della forma sonora con quella
figurativa, dove il magma a rilievo degli
"espressionisti" Lennon Mccartney (in particolare)
diventa un "filo rosso collettivo", sintesi di
territori, personalita' e prospettive cosi' lontane,cosi'
vicine": nei miei concerti dedico una canzone dal titolo
"la nena del salvador" a un bimbo di fronte al suo
cammino di vita e la dedico anche a quella catena di
"esistenze eccellenti" che hanno immolato la loro vita
per un "credo futuro": Gesu', ghandi, i fratelli
Kennedy, martin luther king jr, il primo ministro yzhak
rabin, pier paolo Pasolini e John Lennon: una cosa li
accomuna : la loro fine, o per meglio dire il loro
"grande inizio": eliminati volontariamente dal vertice
del potere: il risultato, lo sappiamo, e' stato
esattamente l'opposto di quello desiderato "dal lato
oscuro della forza": le nostre speranze, senza alcuna
nostalgia, le nostre volonta', senza vane illusioni,
continuano a correre e gioire "nell'eterno campo delle
fragole": in occasi1one del "making" del mio album
"fragole infinite" ho collaborato con George
martin,registrato allo studio 2 di "Abbey Road" e
cantato la song "fragole infinite" nello stesso
microfono dove John Lennon registro' "strawberry fields
forever": e' uno studio enorme e stavo li' da solo al
centro di un "hangar" dove i suoni e le parole
diventavano piccoli aerei umani, mille presenze che
testimoniavano la forza del "mana" delle cose: quel mana
i 4 boys di liverpool lo effondono tuttora, la coppia
John&Paul a rappresentare (azzardiamo) i Mozart del "pop
che fa storia": la ribelli1one gentile, la psichedelia
alchemica, mai fine a se stessa, ma infantilmente e
istintualmente doverosa nel confronto e nella
considerazione degli altri: tutto cio' che ci manca oggi
nei codici imposti e in tanti, troppi addetti ai lavori:
ma nell'ispirazi1one no: l'ispirazi1one c'e', e' tanta e
deve solo ritrovare il coraggio dell'irriverenza sana,
quella che fece dire a Lennon alla Royal Albert hall:
"la gente nei loggioni puo' battere le mani, i signori
delle prime file possono scuotere i loro gioielli": di
fronte a lui la regina madre : grazie "beatles",thankyou
John...."forever"
Alberto Fortis |
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"Mike Portnoy
e Davide Calabretta"
(di Michele Lorenzo
Biafora)
Michael
Stephen Portnoy nasce a Long Beach,New York,il 20 Aprile
1967.
Cofondatore dei Dream Theater,massima
espressione Mondiale del Metal Progressive,è considerato
da anni,uno dei migliori batteristi rock/metal al Mondo.
Autodidatta,inizia sin da
bambino,stimolato dal padre,noto rock disc jockey
Newyorkese,a cimentarsi con la batteria,seguendo anche
dei corsi di musica a scuola.Vince una borsa di studio
per la Berklee college of music a Boston,dove farà la
conoscenza con John Petrucci e john Myung.
Insieme danno vita ai Majesty,che
ben presto si trasformano in quelli che sono i Dream
Theater oggi.
Il clone italiano del celebrato
Mike Portnoy,è senza dubbio,Davide Calabretta,27 anni,di
Crotone.Lo stesso Mike Portnoy,in più d'una occasione ha
elogiato il nostro,additandolo come il suo erede
italiano.Non a caso,Davide è il batterista della Cover
Band Italiana Ufficiale dei Dream Theater,selezionata
dagli stessi Dream Theater.
Anche Davide,inizia da
autodidatta,anche in questo caso,sostenuto dal padre,ex
batterista d'una Band di discreto successo,a cavallo tra
gli anni sessanta e settanta.
A nove anni,comincia a
frequentare la NJC Academy in Francia.
Riscuote da subito consensi ed
entusiasmo ovunque.Un vero talento,portentoso
trascinatore di folle,partecipa ed Eventi tra i quali
TIM Tour,Motor Show di Bologna,Radio Uno Hobo,ROCK
Targato Italia,Roxi Bar,più volte,con il suo caro amico
Red Ronnie,ecc.
Ha aperto concerti di Star
Internazionali ed Italiane,tra i quali,Guy Davis, Harold
Bradway(tra i più grandi bluesman al Mondo), Solomon
Burque, Quintorigo, Marlene Kuntz, Max Gazzè, Roy Paci,
Sergio Cammariere,ecc.
Varie ed importanti le
collaborazioni.Attualmente sta incidendo un nuovo
album,di prossima uscita,con il gruppo statunitense
metal/progressive Mystic Force.
Michele Lorenzo Biafora
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Recensione Pièce teatrale “Ho perso la faccia” con Carlo
delle Piane e Sabina Negri Calderoli.
(Di
Andrea Orsini)
Regia
di Renato Giordano
Il teatro è in crisi. Sì, quello che non ha fondamenta, non
quello in cui gli attori sono attori. La prima volta sul
palcoscenico per la drammaturga Sabina Negri Calderoli è
stata un vero e proprio trionfo. D'altronde come non
concedersi, anema e core, a chi ha fatto la storia del
cinema italiano, Carlo delle Piane. E’ andata proprio
così, come tra chi si stima, l’uno chiama e l’altro
risponde. Sabina ha una pièce e Carlo la vuole
protagonista con lui nello spettacolo che festeggia i
suoi sessant’anni di carriera. Avete capito bene.
Sessanta anni di carriera con un trascorso professionale
che annovera compagni di viaggio come Totò, Gassman,
Mastroianni e Pupi Avati (tanto per citarne alcuni). E
pensare che, come lui stesso ammette, la sua bruttezza è
stata la sua fortuna. Cercavano un bambino brutto e al
provino chi gli ha detto sì gli ha aperto una carriera
senza saperlo. O forse sì. Oggi, Carlo interpreta sul
palco la storia di un uomo che ama una moglie che lo
tradisce con un ragazzotto giovane di belle speranze.
Lui, un chirurgo alla fine di una brillante carriera, un
professionista del bisturi, un luminare soppiantato da
uno tutto muscoli e poco cervello. E allora il genio
entra in scena e mette in piedi una delle commedie più
divertenti degli ultimi anni. Degna del migliore Woody
Allen. Un trapianto di faccia! Così il vecchio e brutto
chirurgo troverà nuova ninfa con le sembianze di un
giovane e bello e il ragazzotto non si darà pace nella
ricerca dello sguardo delle donne che non trova più. Uno
spettacolo ricco di colpi di scena, ben recitato e che
promuove a pieni volti l’interpretazione del mostro
sacro Carlo delle Piane e della drammaturga Sabina Negri
Calderoli. In tempi in cui bisogna cercare nelle piccole
nicchie dei teatri di provincia gli attori da scoprire,
una nuova stella ha deciso di mettersi in mostra al
teatro San Babila di Milano, ed ha brillato davvero.
Andrea
Orsini |
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