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lunedì 16 febbraio 2009

Direttore: Baronessa Soares   Condirettore: Michele Lorenzo Biafora

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Ci sarà più spazio per la meritocrazia  in tv nel 2009

Uno spiraglio di nuova luce si intravede all'orizzonte del nuovo anno. Tempo di cambiamenti alla luce di quanto accade, pertanto si volta pagina ,cari lettori nei vari settori della vita quotidiana. Un settore dove c'e' crisi vera a mio parere e' nella tv,crisi di contenuti , crisi di valori e di idee.
Nell' immediato passato si e' osato tanto ,cercando di proporre personaggi ed artisti nella maggior parte delle ipotesi, senza una valida preparazione, generando una gran confusione .

     Non c'e' quindi da stupirsi se la tv generalista soffre un male generato ,da addetti ai lavori privi della giusta esperienza per occupare  ruoli di così delicata responsabilità.
A questo proposito ,ci si chiede, se la meritocrazia nel nostro bel paese esiste oppure no in tv. 
     Indubbiamente in passato ,non e' stata così presente in questo tormentato mondo, ma a partire dal 2009 il futuro sarà più roseo. Ottimisticamente bisognerà professionalizzarsi  e cercare di conoscere teoricamente ,con l'adeguato studio la materia ,applicare ciò che si e' appreso lavorando sodo sul campo, sfoderando doti di capacità e di costanza senza tralasciare un buon senso di umiltà.
La chiave di svolta ,a mio modesto parere sta nell'essere   se stessi, valorizzando la creatività e l'originalità'. Applicando questi valori non ci sarà da stupirsi se di tanto in tanto si apra qualche  possibile spiraglio per raggiungere ottimi risultati. In bocca al lupo quindi e ricordate che la nostra parola d'ordine sarà da oggi ANDIAMO AVANTI.

                                                                                                                                    Paky Arcella

"LE NOSTRE VITE, L'ARTE, LA MUSICA IN PARTICOLARE, NON NASCONO COME MERCE DA IMMETTERE SUL MERCATO, MA PIUTTOSTO COME UN FIORE CHE CRESCE SUL CIGLIO DELLA STRADA, SENZA CHIEDERE NIENTE A NESSUNO, MA SEMPRE PRONTO A FARSI COGLIERE DA CHI DAVVERO LO SA RICONOSCERE"
Questo pensiero di "osho" riassume il mio credo e la mia speranza nel nome dell'arte: quanto amore per "the beatles", probabilmente l'ultimo "autentico" esempio di compenetrazi1one della forma sonora con quella figurativa, dove il magma a rilievo degli "espressionisti" Lennon Mccartney (in particolare) diventa un "filo rosso collettivo", sintesi di territori, personalita' e prospettive cosi' lontane,cosi' vicine": nei miei concerti dedico una canzone dal titolo "la nena del salvador" a un bimbo di fronte al suo cammino di vita e la dedico anche a quella catena di "esistenze eccellenti" che hanno immolato la loro vita per un "credo futuro": Gesu', ghandi, i fratelli Kennedy, martin luther king jr, il primo ministro yzhak rabin, pier paolo Pasolini e John Lennon: una cosa li accomuna : la loro fine, o per meglio dire il loro "grande inizio": eliminati volontariamente dal vertice del potere: il risultato, lo sappiamo, e' stato esattamente l'opposto di quello desiderato "dal lato oscuro della forza": le nostre speranze, senza alcuna nostalgia, le nostre volonta', senza vane illusioni, continuano a correre e gioire "nell'eterno campo delle fragole": in occasi1one del "making" del mio album "fragole infinite" ho collaborato con George martin,registrato allo studio 2 di "Abbey Road" e cantato la song "fragole infinite" nello stesso microfono dove John Lennon registro' "strawberry fields forever": e' uno studio enorme e stavo li' da solo al centro di un "hangar" dove i suoni e le parole diventavano piccoli aerei umani, mille presenze che testimoniavano la forza del "mana" delle cose: quel mana i 4 boys di liverpool lo effondono tuttora, la coppia John&Paul a rappresentare (azzardiamo) i Mozart del "pop che fa storia": la ribelli1one gentile, la psichedelia alchemica, mai fine a se stessa, ma infantilmente e istintualmente doverosa nel confronto e nella considerazione degli altri: tutto cio' che ci manca oggi nei codici imposti e in tanti, troppi addetti ai lavori: ma nell'ispirazi1one no: l'ispirazi1one c'e', e' tanta e deve solo ritrovare il coraggio dell'irriverenza sana, quella che fece dire a Lennon alla Royal Albert hall: "la gente nei loggioni puo' battere le mani, i signori delle prime file possono scuotere i loro gioielli": di fronte a lui la regina madre : grazie "beatles",thankyou John...."forever"

Alberto Fortis

"Mike Portnoy e Davide Calabretta" (di Michele Lorenzo Biafora)

 Michael Stephen Portnoy nasce a Long Beach,New York,il 20 Aprile 1967.

Cofondatore dei Dream Theater,massima espressione Mondiale del Metal Progressive,è considerato da anni,uno dei migliori batteristi rock/metal al Mondo.

Autodidatta,inizia sin da bambino,stimolato dal padre,noto rock disc jockey Newyorkese,a cimentarsi con la batteria,seguendo anche dei corsi di musica a scuola.Vince una borsa di studio per la Berklee college of music a Boston,dove farà la conoscenza con John Petrucci e john Myung.

Insieme danno vita ai Majesty,che ben presto si trasformano in quelli che sono i Dream Theater oggi.

Il clone italiano del celebrato Mike Portnoy,è senza dubbio,Davide Calabretta,27 anni,di Crotone.Lo stesso Mike Portnoy,in più d'una occasione ha elogiato il nostro,additandolo come il suo erede italiano.Non a caso,Davide è il batterista della Cover Band Italiana Ufficiale dei Dream Theater,selezionata dagli stessi Dream Theater.

Anche Davide,inizia da autodidatta,anche in questo caso,sostenuto dal padre,ex batterista d'una Band di discreto successo,a cavallo tra gli anni sessanta  e settanta.

A nove anni,comincia a frequentare la NJC Academy in Francia.

Riscuote da subito consensi ed entusiasmo ovunque.Un vero talento,portentoso trascinatore di folle,partecipa ed Eventi tra i quali TIM Tour,Motor Show di Bologna,Radio Uno Hobo,ROCK Targato Italia,Roxi Bar,più volte,con il suo caro amico Red Ronnie,ecc.

Ha aperto concerti di Star Internazionali ed Italiane,tra i quali,Guy Davis, Harold Bradway(tra i più grandi bluesman al Mondo), Solomon Burque, Quintorigo, Marlene Kuntz, Max Gazzè, Roy Paci, Sergio Cammariere,ecc.

Varie ed importanti le collaborazioni.Attualmente sta incidendo un nuovo album,di prossima uscita,con il gruppo statunitense metal/progressive Mystic Force.

Michele Lorenzo Biafora 

 

Recensione Pièce teatrale “Ho perso la faccia” con Carlo delle Piane e Sabina Negri Calderoli. (Di Andrea Orsini)

Regia di Renato Giordano 

Il teatro è in crisi. Sì, quello che non ha fondamenta, non quello in cui gli attori sono attori. La prima volta sul palcoscenico per la drammaturga Sabina Negri Calderoli è stata un vero e proprio trionfo. D'altronde come non concedersi, anema e core, a chi ha fatto la storia del cinema italiano, Carlo delle Piane. E’ andata proprio così, come tra chi si stima, l’uno chiama e l’altro risponde. Sabina ha una pièce e Carlo la vuole protagonista con lui nello spettacolo che festeggia i suoi sessant’anni di carriera. Avete capito bene. Sessanta anni di carriera con un trascorso professionale che annovera compagni di viaggio come Totò, Gassman, Mastroianni e Pupi Avati (tanto per citarne alcuni). E pensare che, come lui stesso ammette, la sua bruttezza è stata la sua fortuna. Cercavano un bambino brutto e al provino chi gli ha detto sì gli ha  aperto una carriera senza saperlo. O forse sì. Oggi, Carlo interpreta sul palco la storia di un uomo che ama una moglie che lo tradisce con un ragazzotto giovane di belle speranze. Lui, un chirurgo alla fine di una brillante carriera, un professionista del bisturi, un luminare soppiantato da uno tutto muscoli e poco cervello. E allora il genio entra in scena e mette in piedi una delle commedie più divertenti degli ultimi anni. Degna del migliore Woody Allen. Un trapianto di faccia! Così il vecchio e brutto chirurgo troverà nuova ninfa con le sembianze di un giovane e bello e il ragazzotto non si darà pace nella ricerca dello sguardo delle donne che non trova più. Uno spettacolo ricco di colpi di scena, ben recitato e che promuove a pieni volti l’interpretazione del mostro sacro Carlo delle Piane e della drammaturga Sabina Negri Calderoli. In tempi in cui bisogna cercare nelle piccole nicchie dei teatri di provincia gli attori da scoprire, una nuova stella ha deciso di mettersi in mostra al teatro San Babila di Milano, ed ha brillato davvero.

Andrea Orsini

 

 

 
 

 

 

 

 

 

 

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