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lo stato di crisi: fra
Globalizzazione e falsi imprenditori ( Di
Luciano Sgrizzi)
In questo periodo, dettato da una forte crisi economica
e sociale, vengono avanzate molte ipotesi e molte
soluzione per
riuscire
a venirne a capo. Il dato che più comporta maggior
sconcerto,è l'avanzamento tanto massiccio, quando
selvaggio, di ideologie che sembrerebbero essere la vera
soluzione a tutti i nostri problemi. A tal proposito,
però, ciò che più mi preme segnalare è la mistificazione
e strumentalizzazione del concetto di globalizzazione.
Lasciando ad altri il caso controverso, e le polemiche,
se la globalizzazione sia una "cosa" giusta o meno, mi
preme informare i nostri cari lettori, circa i tratti
caratteristici di questa nuovo modus di intendere il
mercato. Con il termine globalizzazione dei mercati, si
è soliti indicare quel fenomeno e quel processo
attraverso il quale si tenta di rimuovere gli ostacoli
di stampo nazionalistico che tendono a proteggere il
mercato interno dalla concorrenza internazionale.
L'effetto principale, è che gli stessi margini di
autonomia di ogni singolo Stato vengono minati; infatti,
se da un lato uno Stato (sia questo l'Italia, la
Germania, o i paesi in via di sviluppo come India,
Khazakistan, Uzbekistan) decidesse di rifiutarsi di
prender parte a determinate scelte economiche
(determinazione di dazi, piuttosto che movimenti di
capitali) aventi una portata internazionalistica,
optando così per un sistema di stampo
oligarchico-protezionista, dall'altro, la partecipazione
al mercato globale, spinge lo stesso Stato ad adottare
politiche orientate a rendere competitivo il suo sistema
nazionale nei confronti degli Stati concorrenti, con uno
spostamento della spesa pubblica verso tale obiettivo
pittosto che verso altre politiche sociali. Per far
fronte a tali evenienze, sono state avanzate regole e
creati nuovi istituti di portata internazionale volte al
contenimento dell'eccessivo indebitamento come
dimostrato dai bilanci pubblici.
Da qui l'importanza, anche, di creare organizzazioni
economiche internazionale, così da dotare gli Stati di
strumenti più idonei al fine di regolamentare la
cooperazione economica internazionale; di particolare
importanza e, rilievo, sono comunque le organizzazioni
che operano in una direzione di multilateralità come
l'Organizzazione mondiale per il Commercio-OMC, al
Fondo Monetario, alla Banca Mondiale, piuttosto che la
creazione di organizzazioni che operano a livello
"Regionale", come l'Unione Europea ed il Mercosur. E' da
rilevare, inoltre, come le recenti ed accentuate
contestazioni alle politiche del Fondo Monetario, alla
banca Mondiale, all'OMC, anche da parte di migliaia di
protestanti provenienti da varie parti del mondo
soprattutto nel caso dell'OMC, contro le paventate
ricadute delle liberalizzazioni dei mercati sul piano
occupazionale, sulla tutela di produzioni nazionali,
sono la prova, ad avviso di chi scrive, della loro
accresciuta rilevanza come sedi di decisioni
fondamentali per la vita degli Stati Membri e quindi dei
loro cittadini.E' in tali sedi, che gli Stati possono
determinare e delegare decisioni che configurano la
nascita di una sorta di ordinamento economico mondiale.
Decisioni che vincolano poi i singoli governi
all'attuazione delle politiche approvate, che assumono,
all'interno della realtà nazione, la fattispecie di
regole oggettive di comportamento nelle scelte politiche
economica.
Il contesto storico-economico che si pone agl'occhi di
tutti noi, è caratterizzato quindi, da una forte
frammentarietà e da politiche gestione che sono ancora
in una fase embrionale;quindi, la mancanza di una linea
di politica economica unica ed universale non fa altro
che fomentare ulteriori malesseri. In un tale contesto,
un monito molto severo, deve essere rivolti anche ai
più, che nell'euforia di un momento, sono soliti farsi
chiamare imprenditori, i quali anzichè seguire il
sentiero di fare impresa per il tramite della loro
attività, perseguono l'obiettivo, tanto strano quanto
irrealizzabile, di fare finanza. Ed è soprattutto da un
tale comportamento irresponsabile che trova origine il
nostro stato di crisi, che colpisce in maniera quasi
assassina quella classe operaia che ha contribuito a
rendere grandi e ricchi i nostri c.d.IMPRENDITORI!
Luciano Sgrizzi
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EURO ED EUROPA:A
QUALE FUTURO PENSAVAMO?
(di Michele Lorenzo Biafora)
Gli
ultimi importanti accadimenti hanno naturalmente
interessato anche il nostro Paese, influendovi
negativamente. Ma vi sono anche altri fattori,che hanno
contribuito alla pessima attuale condizione economica
Italiana,comportando una serie di considerevoli
svantaggi e ritardi nei confronti dei principali Paesi
Europei,oggi più progrediti di noi.
Anzitutto un marcato ritardo tecnologico,ed una scarsa
propensione ad investire nella ricerca. Tutto ciò ha
reso la nostra economia poco al passo con i
tempi,penalizzando il sistema produttivo. Inoltre,un
costo del lavoro , sovraccaricato dell'eccessivo peso
contributivo,ed una pressione fiscale
elevatissima,hanno contribuito notevolmente a
penalizzare le Imprese Italiane. Aggiungiamo, in
definitiva,il pessimo comportamento delle Banche
Italiane,sempre più dittatorial-banche, ciò
nonostante, fallimentari,e pericolosamente vacillanti.
Le ultime buone nuove della magistrale Operazione
denominata Why Not, portano alla luce, verosimilmente,
antiche e nuove collusioni tra poteri forti,politici,
banchieri, imprenditori,o presunti tali,nella
degenerazione più disgustosa della redistribuzione di
denaro pubblico, per finanziamenti illeciti a
comparti privati,d'interessi oligarchicamente
assolutisti,ed incresciosamente riconducibili a
codesti turpi personaggi.
Tra gli altri,figurano,indagati,per associazione a
delinquere, il Presidente della Regione Calabria,Agazio
Loiero, l'ex Sindaco di Catanzaro Sergio Abramo, il
Presidente della Banca Popolare del Mezzogiorno di
Crotone, tale Francesco Lucifero,e l'irriducibile
"imprenditore" Antonio Saladino,e così via.
Un plauso enorme va al pool di Magistrati che stanno
producendo un tale tour de force,che per la prima volta
in
assoluto, si ravvisa la possibilità d'un radicale
cambiamento,nella misura per la quale,in questo caso la
Calabria,possa liberarsi una volta per tutte,di queste
odiose caste di potere,che impediscono di fatto,un sano
e democratico sviluppo economico.
MICHELE LORENZO BIAFORA
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I
RISPARMIATORI BEFFATI ( Di Luciano Sgrizzi) "La
Repubblica incoraggia e tutela il risparmio in
tutte le
forme: disciplina, coordina e tutela l'esercizio del credito" (art
47 comma I Cost).
I dubbi sulla tutela del risparmio e dell'esercizio
del credito, alla luce dell'attuale contesto
socio-economico,
appaiono fondati e di una portata allarmante. Il fatto
che il mondo intero versi in uno stato di crisi, è ormai
sotto gli occhi di tutti.
L'attuale situazione finanziaria è la rappresentazione
dell'inapplicabilità di certi modelli di economia che.
tradizionalmente, vengono studiati nelle università. E'
infatti difficile spiegare, in base alle teorie
classiche, il motivo per il quale, milioni di italiani,
paghino quattro milioni di euro per commissioni ai
gruppi bancari che gestiscono i fondi comuni, per avere
in cambio un servizio che ha un valore enormemente
inferiore. A fronte dei 4,1miliardo di euro corrisposto
nel 2007, i sottoscrittori dei fondi comuni hanno
ricevuto:
* un servizio di gestione professionale che solo nel
10% dei casi è riuscito a creare valore
* un servizio di consulenza prestato dai
venditori bancari (controllano oltre 80% del mercato) di
basso livello e viziato da conflitto di interessi
* un servizio di diversificazione e di banca
depositaria che potevano ottenere a prezzi
inferiore di tre quarti tramite Etf
Tale situazione rischia di inficiare la
validità stessa del concetto di rispamio, considerato da
sempre il frutto dell'accumulazione, nonchè la linfa dei
consumi.
Consumi (quindi acquisti) che, a seguito della c.d.
demateriallizzazione della ricchezza, hanno avuto una
portata più ampia, fino a ricomprendere anche gli
strumenti finaziari (rientrano in tale categoria
le azioni, in particolare per ciò che ci interessa la
categoria della azioni dei risparmiatori). Una tale
evoluzione ha portato, come conseguenza principale,
quella di considerare il risparmio come una nuova fonte
di investimento.
Orbene, in una prospettiva marcatamente macroeconomica (ovvero di studio e
di indagine di grandi aggregati economici qual'è quello
del mercato finanziario), sono in gioco i fattori di
interesse e di sviluppo che riguardano l'intera
collettività. Ma tale sviluppo, non può trascendere da
una tutela forte e decisa dell'individuo, sia
nella veste di investitore professionale, sia nelle
veste di investirore-risparmiatore. Tale tutela è
altresì necessaria per evitare un atteggiamento
parossistico da parte dei risparmiatori-consumatori, che
potrebbe comportare gravi ripercussioni non solo sul
mercato mobiliare, ma anche sul c.d. mercato pubblico.
E' da rilevare, in conclusione, che tali esigenze di
protezione appaiono ancora utopiche e di difficile
realizzo. Infatti, è di pochi giorni la decisione del
Governo che, all'indomani della sentenza della Corte di
Appello di Milano, che ha condannato l'ex patron della
Parmalat, Callisto Tanzi, fra gli altri capi di
imputazione, anche di truffa nei confronti dei
risparmiatori, ha previsto uno slittamento di sei mesi
per ciò che riguarda l'entrata in vigore
della class action, ovvero del progetto di risarcimento
dei danni, a seguito dei comportamenti pregiudizievoli
posti in essere dai produttori, nei confronti dei
consumatori.
Luciano Sgrizzi |