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giovedì 07 maggio 2009

Direttore: Baronessa Soares   Condirettore: Michele Lorenzo Biafora

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lo stato di crisi: fra Globalizzazione e falsi imprenditori ( Di Luciano Sgrizzi)

In questo periodo, dettato da una forte crisi economica e sociale, vengono avanzate molte ipotesi e molte soluzione per riuscire a venirne a capo. Il dato che più comporta maggior sconcerto,è l'avanzamento tanto massiccio, quando selvaggio, di ideologie che sembrerebbero essere la vera soluzione a tutti i nostri problemi. A tal proposito, però, ciò che più mi preme segnalare è la mistificazione e strumentalizzazione del concetto di globalizzazione. Lasciando ad altri il caso controverso, e le polemiche, se la globalizzazione sia una "cosa" giusta o meno, mi preme informare i nostri cari lettori, circa i tratti caratteristici di questa nuovo modus di intendere il mercato. Con il termine globalizzazione dei mercati, si è soliti indicare quel fenomeno e quel processo attraverso il quale si tenta di rimuovere gli ostacoli di stampo nazionalistico che tendono a proteggere il mercato interno dalla concorrenza internazionale. L'effetto principale, è che gli stessi margini di autonomia di ogni singolo Stato vengono minati; infatti, se da un lato uno Stato (sia questo l'Italia, la Germania, o i paesi in via di sviluppo come India, Khazakistan, Uzbekistan) decidesse di rifiutarsi di prender parte a determinate scelte economiche (determinazione di dazi, piuttosto che movimenti di capitali) aventi una portata internazionalistica, optando così per un sistema di stampo oligarchico-protezionista, dall'altro, la partecipazione al mercato globale, spinge lo stesso Stato ad adottare politiche orientate a rendere competitivo il suo sistema nazionale nei confronti degli Stati concorrenti, con uno spostamento della spesa pubblica verso tale obiettivo pittosto che verso altre politiche sociali. Per far fronte a tali evenienze, sono state avanzate regole e creati nuovi istituti di portata internazionale volte al contenimento dell'eccessivo indebitamento come dimostrato dai bilanci pubblici.
Da qui l'importanza, anche, di creare organizzazioni economiche internazionale, così da dotare gli Stati di strumenti più idonei al fine di regolamentare la cooperazione economica internazionale; di particolare importanza e, rilievo, sono comunque le organizzazioni che operano in una direzione di multilateralità come l'Organizzazione mondiale  per il Commercio-OMC, al Fondo Monetario, alla Banca Mondiale, piuttosto che la creazione di organizzazioni che operano a livello "Regionale", come l'Unione Europea ed il Mercosur. E' da rilevare, inoltre, come le recenti ed accentuate contestazioni alle politiche del Fondo Monetario, alla banca Mondiale, all'OMC, anche da parte di migliaia di protestanti provenienti da varie parti del mondo soprattutto nel caso dell'OMC, contro le paventate ricadute delle liberalizzazioni dei mercati sul piano occupazionale, sulla tutela di produzioni nazionali, sono la prova, ad avviso di chi scrive, della loro accresciuta rilevanza come sedi di decisioni  fondamentali per la vita degli Stati Membri e quindi dei loro cittadini.E' in tali sedi, che gli Stati possono determinare e delegare decisioni che configurano la nascita di una sorta di ordinamento economico mondiale. Decisioni che vincolano poi i singoli governi all'attuazione delle politiche approvate, che assumono, all'interno della realtà nazione, la fattispecie di regole oggettive di comportamento nelle scelte politiche economica.
Il contesto storico-economico che si pone agl'occhi di tutti noi, è caratterizzato quindi, da una forte frammentarietà e da politiche gestione che sono ancora in una fase embrionale;quindi, la mancanza di una linea di politica economica unica ed universale non fa altro che fomentare ulteriori malesseri. In un tale contesto, un monito molto severo, deve essere rivolti anche ai più, che nell'euforia di un momento, sono soliti farsi chiamare imprenditori, i quali anzichè seguire il sentiero di fare impresa per il tramite della loro attività, perseguono l'obiettivo, tanto strano quanto irrealizzabile, di fare finanza. Ed è soprattutto da un tale comportamento irresponsabile che trova origine il nostro stato di crisi, che colpisce in maniera quasi assassina quella classe operaia che ha contribuito a rendere grandi e ricchi i nostri c.d.IMPRENDITORI!
Luciano Sgrizzi
 

EURO ED EUROPA:A QUALE FUTURO PENSAVAMO?
(di Michele Lorenzo Biafora)


   Gli  ultimi importanti accadimenti hanno naturalmente interessato anche il nostro Paese, influendovi negativamente. Ma vi sono anche altri fattori,che hanno contribuito alla pessima attuale condizione economica
Italiana,comportando una serie di considerevoli svantaggi e ritardi nei confronti dei principali Paesi Europei,oggi più progrediti di noi.
Anzitutto un marcato ritardo tecnologico,ed una scarsa propensione ad investire nella ricerca. Tutto ciò ha reso la nostra economia poco al passo con i tempi,penalizzando il sistema produttivo. Inoltre,un costo del lavoro , sovraccaricato dell'eccessivo peso contributivo,ed una  pressione fiscale elevatissima,hanno contribuito notevolmente a penalizzare le Imprese Italiane. Aggiungiamo, in definitiva,il pessimo comportamento delle Banche Italiane,sempre più dittatorial-banche, ciò  nonostante, fallimentari,e pericolosamente vacillanti.
Le ultime buone nuove della magistrale Operazione denominata Why Not, portano alla luce, verosimilmente, antiche e nuove collusioni tra poteri forti,politici, banchieri, imprenditori,o presunti tali,nella degenerazione più disgustosa della redistribuzione di denaro pubblico, per finanziamenti  illeciti a comparti privati,d'interessi oligarchicamente assolutisti,ed  incresciosamente riconducibili a codesti turpi personaggi.
Tra gli altri,figurano,indagati,per associazione a delinquere, il Presidente della Regione Calabria,Agazio Loiero, l'ex Sindaco di Catanzaro Sergio Abramo, il Presidente della Banca Popolare del Mezzogiorno di Crotone, tale Francesco Lucifero,e l'irriducibile "imprenditore" Antonio Saladino,e così via.
Un plauso enorme va al pool di Magistrati che stanno producendo un tale tour de force,che per la prima volta in
assoluto, si ravvisa la possibilità d'un radicale cambiamento,nella misura per la quale,in questo caso la Calabria,possa liberarsi una volta per tutte,di queste odiose caste di potere,che impediscono di fatto,un sano e democratico sviluppo economico.


MICHELE LORENZO BIAFORA

 

I RISPARMIATORI  BEFFATI ( Di Luciano Sgrizzi)

 "La Repubblica incoraggia e  tutela il risparmio in tutte le
 forme: disciplina, coordina e tutela  l'esercizio del credito" (art 47 comma I Cost).

I dubbi sulla tutela del risparmio e dell'esercizio del credito, alla luce dell'attuale contesto socio-economico,
appaiono fondati e di una portata allarmante. Il fatto che il mondo intero versi in uno stato di crisi, è ormai sotto gli occhi di tutti.
L'attuale situazione finanziaria è la rappresentazione dell'inapplicabilità di certi modelli di economia che.  tradizionalmente, vengono studiati nelle università. E' infatti  difficile spiegare, in base alle teorie classiche, il motivo per il quale, milioni di italiani, paghino quattro milioni di euro per commissioni ai gruppi bancari che gestiscono i fondi comuni, per avere in cambio un servizio che ha un valore enormemente inferiore. A fronte dei 4,1miliardo di euro corrisposto nel 2007, i sottoscrittori dei fondi comuni hanno ricevuto:

* un servizio di gestione professionale che solo nel 10% dei casi è riuscito a creare valore

 * un servizio di consulenza prestato dai venditori bancari (controllano oltre 80% del mercato) di basso livello e viziato da conflitto di interessi

* un servizio di diversificazione e di banca depositaria  che potevano ottenere a prezzi inferiore di tre quarti tramite Etf

Tale situazione  rischia di inficiare la validità stessa del concetto di rispamio, considerato da sempre il frutto dell'accumulazione, nonchè la linfa dei consumi.
Consumi (quindi acquisti) che, a seguito della c.d. demateriallizzazione della ricchezza, hanno avuto una  portata più ampia, fino a ricomprendere anche gli strumenti finaziari  (rientrano in tale categoria le azioni, in particolare per ciò che ci interessa la categoria della azioni dei risparmiatori). Una tale evoluzione ha portato, come conseguenza principale, quella di considerare il risparmio come una nuova fonte di investimento.
 Orbene, in una prospettiva marcatamente macroeconomica (ovvero di studio e di indagine di grandi aggregati economici qual'è quello del mercato finanziario), sono in gioco i fattori di interesse e di sviluppo che riguardano l'intera collettività. Ma tale sviluppo, non può trascendere da una tutela forte e decisa dell'individuo, sia
nella veste di investitore professionale, sia nelle veste di investirore-risparmiatore. Tale  tutela è altresì necessaria per evitare un atteggiamento parossistico da parte dei risparmiatori-consumatori, che potrebbe comportare gravi ripercussioni non solo sul mercato mobiliare, ma anche sul c.d. mercato pubblico. E' da rilevare, in conclusione, che tali esigenze di protezione appaiono ancora utopiche e di difficile realizzo. Infatti, è di pochi giorni la decisione del Governo che, all'indomani della sentenza della Corte di Appello di Milano, che ha condannato l'ex patron della Parmalat, Callisto Tanzi, fra gli altri capi di imputazione, anche di truffa nei confronti dei risparmiatori, ha previsto uno slittamento di sei mesi per ciò che riguarda l'entrata in   vigore della class action, ovvero del progetto di risarcimento dei danni, a seguito dei comportamenti pregiudizievoli posti in essere dai produttori, nei  confronti dei consumatori.

Luciano Sgrizzi

   
 

 

 

 

 

 

 

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